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La scuola dell'insegnante accusata di maltrattamenti chiude l'indagine: «Nulla di fatto». Lettera aperta della docente su «Il giornale di Trani»

L’istruttoria interna alla scuola elementare in cui presta servizio si è risolta con un nulla di fatto: non vi sono elementi che facciano ritenere che l’insegnante, accusata di avere maltrattato un bimbo di sei anni, sia andata oltre quello che le compete. Nell’attesa che la denuncia della famiglia, da un lato, e la controdenuncia della docente, dall’altra, producano sviluppi, la donna al centro del caso si sfoga.

E pone in risalto, soprattutto la gogna mediatica che si sarebbe scatenata, nei suoi confronti, dopo che la mamma del bambino, forse ancora prima di denunciare i presunti maltrattamenti alla Polizia, aveva rilasciato un post su un gruppo Facebook di Trani, scatenando molti commenti lesivi dell’immagine dell’educatrice, peraltro non supportati da una benché minima conoscenza dei fatti.

«Siamo, ritengo – premette la donna al centro, suo malgrado, della vicenda -, una categoria esposta, facilmente attaccabile e che troppo spesso finisce nell’occhio del ciclone, a volte ingiustamente. Ed io sarei rea, a detta di un genitore, di avere picchiato, trascinato per capelli lungo le scale e schiaffeggiato un alunno. Ebbene – chiarisce l’insegnante -, l’inchiesta amministrativa della mia scuola si è già conclusa con nulla a mio carico. Sono state ascoltate tutte le colleghe, genitori, mamme e papà dei miei nuovi alunni. E tutti non solo hanno dichiarato la mia estraneità ai fatti, ma hanno espresso piena solidarietà verso colei che considerano una brava maestra e, soprattutto, una persona rispettabile».

Quantunque già si senta in parte sollevata, adesso restano le indagini della magistratura: «Vivo questo aspetto con serenità – spiega l’operatrice scolastica -, ma intanto ho scoperto quanto il delirio del web sia dannoso. Non voglio indagare sulle motivazioni che hanno spinto mamma e nonna dell’alunno a calunniarmi e dileggiare il mio nome, apparso sulla pagina web, insieme a quello della mia scuola per poi essere, dopo 24 ore, rimosso. Non voglio sapere il perché di tutto questo, ma chiedo, ai 3167 iscritti al gruppo, come abbiano potuto giudicare, o meglio condannare, istigare alla violenza, dare giudizi, senza neppure interrogarsi sulla plausibilità delle accuse. Un tale delirio di improperi e di minacce, alcune anche perseguibili penalmente, ai danni di un’insegnante, io, che ha sempre cercato di svolgere il proprio lavoro al meglio, come testimoniato da chi mi conosce per davvero, mi hanno lasciato sconcertata. Le indagini proseguiranno e le responsabilità saranno accertate. Ora è successo a me, ma quello che è grave è che tutte noi insegnanti siamo vulnerabili, possiamo diventare potenziali vittime di bugie e falsità che infangano anni di lavoro e purtroppo minano le certezze educative nelle quali crediamo. Sarebbe d’obbligo, dunque più attenzione nel diffondere notizie che colpiscono facilmente l’immaginario collettivo e scatenano campagne denigratorie, senza prima effettuare le opportune verifiche del caso. Più responsabilità e senso civico in molti casi sarebbero doverosi».

L’insegnante, infine, ringrazia di cuore «tutti coloro che, a vario titolo, mi conoscono, anche solo di sfuggita, e hanno ritenuto di manifestarmi la loro vicinanza. Siamo fiduciosi del fatto che la verità non tarderà ad emergere in tutta la sua limpidezza».

L'intera lettera aperta dell'insegnante è disponibile sul nuovo numero de «Il giornale di Trani», in edicola da oggi.


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