È stato doloso l'incendio che ha semidistrutto il capannone dell'impresa «Damascelli» nella notte tra sabato 14 e domenica 15 settembre. Lo hanno accertato i Vigili del fuoco, all'esito della ispezione e conseguente relazione di servizio successiva al complesso intervento di spegnimento delle fiamme di quella notte, quando servirono ben cinque automezzi per domare il vasto rogo che si era determinato nello showroom del legno.
Il titolare dell'azienda, come è noto, è il consigliere comunale di maggioranza Nicola Damascelli, eletto nella lista Schittulli e risultato il più suffragato nelle ultime elezioni amministrative con quasi 900 voti. Al momento, l'unica certezza è quella del dolo, mentre non ci sono elementi oggettivi per risalire ai responsabili. La stima dei danni si aggira intorno ai 300mila euro: il capannone, allo stato, è parzialmente inagibile. L’azienda ha sporto denuncia contro ignoti, le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Michele Ruggiero, e condotte dagli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza.
Ferma restando la concreta possibilità che vi siano testimoni oculari e, soprattutto immagini registrate da sistemi di video sorveglianza utili all’indicazione diretta di un eventuale autore, le indagini dovrebbero indirizzarsi su due filoni di massima: l'attività lavorativa e quella politica di Damascelli.
Il consigliere comunale ha in animo di convocare una conferenza stampa per esporre il suo punto di vista e, probabilmente, spiegare che, per quanto gli consta, la matrice dell’atto potrebbe essere proprio politica. Al momento, le dichiarazioni dell'interessato sono ridotte all'osso: «Non ho mai avuto problemi nell’attività lavorativa – chiarisce Damascelli -, mentre posso presumere che qualcuno ne abbia con me in quella politica».
Ma allora, quali potrebbero essere gli scenari? Un terreno di indagine d’indagine gli inquirenti dovrebbero batterlo nell'ambito dei tanti soggetti a vario titolo alla ricerca di lavori, anche saltuari, nelle cooperative sociali di tipo B. Infatti, il consigliere Damascelli, che non ha mai partecipato alla competizione per l’elezione a presidente del consiglio comunale, pur avendone legittimamente i titoli in quanto più suffragato, ha espresso l'assessore ai lavori pubblici, Giacomo Ceci. Da quella ripartizione dipendono gli affidamenti dei lavori alle cooperative sociali di tipo B, alle quali potrebbero fere riferimento alcune persone che, non da oggi, hanno manifestato in più occasioni, soprattutto negli ambienti del palazzo di città segnali, di nervosismo ed insofferenza per la mancanza di lavoro o ritardi nei pagamenti. Ma questa è solo una pista, giacché evidentemente molti altri potrebbero essere gli scenari di indagini su cui, ovviamente, vi è il massimo riserbo.
Damascelli si guarderà bene dall’entrare nel merito del segreto istruttorio, ma potrebbe manifestare un sentimento di delusione per essersi sentito lasciato solo: «Ho avvertito una solidarietà prevalentemente di facciata, ma noto anche, con dispiacere che su quello che è accaduto si cono stati troppi silenzi assordanti. E credo che su questo si debba operare una profonda riflessione».
Ed a questo punto assumerebbero spessore anche le dichiarazioni, fra gli attestati di solidarietà forse non proprio superficiali, di due consiglieri comunali della stessa maggioranza: Beppe Corrado Giuseppe Paolillo. «Se l'incendio al capannone Damascelli si dovesse rilevare doloso – aveva detto il primo -, sarebbe l'ennesimo segnale di una situazione di degrado sociale in cui versa la città».
«Spero vivamente si sia trattato di un incidente e che la politica non c’entri per nulla – aveva auspicato il secondo - perché, se così non fosse, dovremmo, tutti quanti, operare una profonda riflessione».
