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Estati tranesi 2005-2006, il Tribunale condanna l'ex sindaco a 2 anni e 4 mesi di reclusione. Ecco gli esiti delle sentenze di primo grado

Sei condanne ed otto assoluzioni, è questo il bilancio delle sentenze di primo grado all'esito dei processi sulle Estati tranesi 2005 e 2006. La condanna più importante è quella a carico dell'ex sindaco, Giuseppe Tarantini, che è anche l'unico cui la pena non è stata sospesa: 2 anni e 4 mesi è il verdetto della prima sezione penale del Tribunale di Trani, presidente Giulia Pavese. Il pubblico ministero, Antonio Savasta, aveva richiesto a carico del primo cittadino uscente cinque anni di reclusione.

Il collegio ha condannato altri cinque imputati, uno in più rispetto alle richieste del sostituto procuratore titolare dell'inchiesta. Comminati 10 mesi di reclusione, per abuso d'ufficio, all’ex vice sindaco Mauro Scagliarini, nei confronti del quale erano stati chiesti un anno e mezzo. Stessa pena per l'assessore alle finanze dell'epoca, Sergio De Feudis, ed il coevo presidente dell’Amet, Alfonso Maria Mangione: per loro la richiesta era stata di tre anni.

Il presidente dell’altra ex municipalizzata, Claudio Squiccimarro, anch’egli imputato ed oggetto di richiesta di pena a tre anni, è stato invece condannato ad uno per i reati di abuso d'ufficio e concussione per induzione. La condanna è arrivata anche per l'ex assessore alla cultura, Nicola Quinto, per il quale, invece, il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione: il tribunale, invece gli ha inflitto 8 mesi per abuso d'ufficio.

E veniamo al capitolo assoluzioni, per non avere commesso il fatto, in favore dell'ex direttore generale del Comune, Carlo Laurora, e dell'ex consigliere comunale, Leonardo Marinaro, entrambi accusati di concussione per induzione. Assolti perché il fatto non costituisce reato, dall’accusa di abuso d’ufficio, anche gli ex assessori comunali Ninni De Toma, Giuseppe Laricchia, Giovanni Cozzoli, Giacomo Ceci, Filomena Lorizzo, così come l'ex presidente di Amet iniziative e gestioni speciali, Sabino Antonino, nonché gli stessi Laurora e Marinaro, che dovevano rispondere anche di quella accusa.

I fatti si riferiscono al primo mandato del sindaco Tarantini. Secondo l’accusa, nel 2005 sarebbero stati spesi 916.030 euro, nel 2006 730.681 euro, somme ritenute «di molto eccedenti le disponibilità finanziarie del Comune, pari rispettivamente ad euro 171.711 ed euro 300.000, riversando sulle citate aziende, anche con l'apporto di minacce ed atti fraudolenti, la differenza tra quanto già legittimamente disponibile nelle casse comunali ed il costo effettivo dell'intero programma. Così operando hanno contribuito alla formazione di un debito fuori bilancio, che ad oggi si stima in oltre 6.000.000 di euro, nonché a depauperare il patrimonio delle stesse aziende pubbliche, i cui riflessi negativi si riverberano, da ultimo, sull'intera collettività tranese che è chiamata a pagare maggiore oneri a fronte di identici servizi».

Sembra pressoché scontato che, dopo il deposito delle motivazioni, i condannati appelleranno le sentenze di primo grado. Nel frattempo, la Procura della Repubblica invierà gli atti alla Corte dei conti peraltro, mentre sia il Comune, sia l’Amet, sia l’Amiu non otterranno alcun risarcimento da parte degli imputati: nessuno dei tre enti si costituì parte civile.


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