Da più di un anno, a più riprese, ho denunciato pubblicamente ed in Consiglio Comunale le scelte dell’Amministrazione Comunale, caratterizzatesi dapprima per una irrituale serie di riaffidamenti e proroghe di servizi e successivamente dall’indiscriminato ricorso all’utilizzo delle cooperative tipo B. Non ho nulla contro tali cooperative, ma il loro utilizzo è una opportunità non un obbligo.
Non mi risulta infatti che sia stata approvata in Consiglio Comunale lo schema di convenzione che garantisca l’ente sul perseguimento delle finalità di reinserimento dei soggetti svantaggiati, nel quale prevedere le modalità di reperimento dei lavoratori ed il controllo dell’ente.
Tutti dovrebbero poi comprendere che il loro utilizzo per ogni servizio strumentale comunale procura senz’altro una alterazione del mercato, di fatto chiuso ad altre piccole imprese operanti sul territorio, non volendo entrare nel merito anche del contrasto con il principio di non discriminazione quando si limita la possibilità alle sole cooperative presenti sul territorio comunale.
Ritengo che una sana programmazione ed il rispetto dei principi di concorrenzialità, efficacia ed efficienza, debbano comportare che solo una percentuale dei servizi dovrebbe essere affidata in esclusiva alle cooperative tipo B.
Del resto il proliferare di tali cooperative, in numero abnorme rispetto alle città vicine, che pur vivono un periodo di crisi economica simile, se non superiore, a quello della nostra città, è un indicatore negativo dello squilibrio con cui vengono gestiti gli appalti e desta numerosi perplessità, anche se è facile intuire le motivazioni.
Se a questo scenario inseriamo anche quella del frazionamento in lotti degli appalti, illegittimo quando serve per eludere la normativa in materia di tipologia di gara, il caos è completo. Non solo anomalia del mercato, dunque, ma anche anomalia consistente nell’evitare procedimenti di evidenza pubblica, attuando procedure negoziate. Il sistema è fine: basta suddividere l’importo del servizio in lotti funzionali (caso strano tutti del medesimo importo) per i quali l’ammontare è inferiore alla soglia comunitaria di riferimento pari a 200.000 euro, perché al di sotto di tale soglia si potrebbe esperire una procedura negoziata senza pubblicazione di bando.
Ma il sistema è tanto fine che si rompe per la sua stessa finezza, essendo del tutto illegittimo in quanto vige anche la norma secondo cui, in caso di frazionamento in lotti, la tipologia di gara debba essere commisurato all’importo complessivo, pari alla sommatoria dei lotti. Ne consegue che pur frazionando un appalto in lotti, se l’importo complessivo degli stessi supera i 200.000 euro non si può esperire la procedura negoziata.
E’ probabilmente per questo motivo che il Segretario Generale, stimolato su tale tematica dalla minoranza nell’ultimo Consiglio Comunale, con proprio provvedimento dirigenziale n.95 del 17/2/2014 ha revocato la tanto decantata gara per l’affidamento della gestione del verde pubblico, suddivisa il lotti da affidare con procedura negoziata, impostata in questo modo dal fuggitivo Dirigente della IV ripartizione Ing. Laricchia.
E’ evidente che per onestà intellettuale, il Sindaco con uno dei suoi atti di indirizzo, debba dare mandato al Segretario Generale, di procedere ad una verifica degli eventuali appalti (mi risulta ci siano) già affidati dallo stesso dirigente con la stessa metodologia, affinché sia tutelata la calpestata legalità procedendo, nel caso, alla immediata revoca in autotutela.
Tommaso Laurora - Consigliere Comunale PD
