«Un detenuto italiano ammesso alla semilibertà non ha fatto rientro martedì nelle carceri di Trani, dove era ristretto. Dopo un giorno di ricerca da parte della Polizia Penitenziaria è stato catturato il giorno dopo, l’11 giugno, giorno coincidente con il suo 34° compleanno».
Ne dà notizia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, che esprime “soddisfazione per la cattura e apprezzamento agli Agenti di Polizia Penitenziaria che hanno effettuato indagini, pedinamenti e arresto”.
«Il detenuto era impiegato nelle pulizie del cimitero di Trani ed aveva la moglie in ospedale - aggiunge Donato Capece, segretario generale del SAPPE, aggiungendo che - e il soggetto evaso era detenuto in espiazione definitiva con fine pena 27 agosto 2015».
«I nostri poliziotti sono stati bravi a mettersi immediatamente sulle sue tracce e quindi riacciuffarlo. Ma questo è un evento che purtroppo si può verificare, anche se la percentuale dei detenuti ammessi a fruire di semilibertà o permessi all’esterno che non fa poi rientro è minima»,
«È del tutto evidente - aggiunge - che un detenuto ammesso a fruire di semilibertà che non rientra in carcere allunga ovviamente la sua permanenza nelle patrie galere. Ma la semilibertà è utile (e la stragrande maggioranza di chi ne fruisce ha un comportamento ineccepibile) proprio per creare le condizioni di un percorso trattamentale e rieducativo finalizzato a intessere rapporti con la famiglia. Anche scontare la pena fuori dal carcere, per coloro che hanno commesso reati di minore gravità, ha una fondamentale funzione anche sociale. Come, ad esempio, il lavoro di pubblica utilità per i soggetti sorpresi alla guida in stato di ebbrezza, che consistente in una prestazione di lavoro non retribuita a favore della collettività da svolgere in via prioritaria nel campo della sicurezza e dell’educazione stradale: sono complessivamente circa 5mila persone».
