Non soltanto il problema del Collegio dei revisori dei conti, ma anche le questioni sostanziali. Sul rendiconto 2013 Mimo de Laurentis (Pd) ha rimarcato «la cronica incapacità del Comune di Trani di esigere i crediti che vanta. L’ultimo esempio è dato dal mancato pagamento degli oneri di urbanizzazione da parte di quasi tutti i costruttori del contratto di quartiere: troppo facile elevare i tributi per compensare questi e tanti altri mancati introiti».
Sulla stessa falsariga il consigliere dell’Udc, Bartolo Maiullari: «Aumentano le tasse, ma diminuiscono i servizi».
Poi, a sorpresa, ma finalmente, è arrivato l’intervento del presidente del Collegio dei revisori dei conti, Giuseppe Spizzico: «Il mio problema è la legittimità o meno di atti firmati dagli altri due componenti il collegio. Se questo per legge è possibile, la questione non si pone, altrimenti una riflessione diventa necessaria».
Secondo Franzese, «il comportamento assunto dal presidente del collegio, con le sue missive, è stato grave ed intimidatorio, ma ritengo si possa serenamente approvare il rendiconto con i documenti a nostra disposizione».
A detta di Triminì, «la toppa messa dal presidente è peggio del buco, mentre il problema del mancato recupero dei crediti è sempre più grave. E pensiamo anche alle sentenze che vedono soccombente il Comune, che ci costringeranno ad ulteriori esborsi per la leggerezza di qualcuno».
Subito dopo, replica di Tommaso Montefusco, altro componente il collegio: «Ci siamo affannati a rilasciare il parere anche sugli allegati al bilancio, e questo non era stato mai fatto prima, per il mancato aggiornamento del regolamento di contabilità. Purtroppo, sono arrivate quelle due lettere, che, a nostro avviso, andavano prodotte dopo il consiglio comunale, proprio per non turbarne la serenità. Adesso, quelle lettere, saranno valutate da altri organismi in altre sedi».
Controreplica di Spizzico: «I problemi interni al collegio ci sono, ma la questione ho cercato di non scaricarla sul consiglio, bensì in maniera da tutelare tutti. Il dubbio che avevo è sulla legittimità degli atti prodotti, e l’ho posto presso gli organi che mi avrebbero potuto dare una risposta senza neanche entrare nel merito delle questioni tecniche, ma solo procedurali».
Alla luce delle crescenti manifestazioni di dubbi della minoranza, è dovuto intervenire il sindaco: «Che nel rapporto tra amministrazione e revisori qualcosa non abbai funzionato è storia nota da due anni. E, solo quando non sarò più sindaco, inizierò un’operazione verità sul punto. Ma devo, obiettivamente, riconoscere che nel collegio qualcuno si è reso conto che qualcosa non andava. E credo che, dopo tanto ostruzionismo, due componenti su tre del collegio bene hanno fatto a prendere una decisione e dissociarsi dall’operato del presidente».
E sempre il sindaco, leggendo la lettera prodotta da Montefusco e Lacasella, ha riferito la circostanza per la quale «mentre i due professionisti si riunivano, il presidente di aggirava per corridoi carpendo informazioni da vari interlocutori. Di questo, evidentemente, altri organi dovranno, eventualmente interessarsi. Per quanto attiene il parere, credo che il consiglio sia, mai come in questo caso, tutelato: ce ne sono ben quattordici su altrettanti allegati».
Corrado, nel merito del consuntivo, ha chiesto al segretario generale «se sia legittimo affidare un incarico ad una persona per spendere complessivi 380mila euro di denaro pubblico: tutto questo è previsto dalla legge sugli appalti? E i 13mila euro dello sbigliettamento sono stati restituiti al Comune o sono rimasti all’organizzazione? E perché questi fornitori sono stati pagati immediatamente, addirittura a manifestazione in corso, mentre tutti gli altri devono attendere tempi lunghissimi?».
La minoranza ha scelto di uscire dall’aula, lasciando tra i banchi la sola maggioranza, che ha approvato il rendiconto con 17 voti favorevoli.
