L'aliquota Irpef viene ridotta di un decimo, dallo 0.6 allo 0,5 per cento. Ma l' opposizione, che pure ha votato favorevolmente, facendo sì che il provvedimento passasse con il conforto di 23 voti (uno solo contrario, quello di Francesco Laurora), aveva chiesto un’ulteriore riduzione, o, quanto meno, l'introduzione dell’aliquota a scaglioni, a seconda del reddito.
L'emendamento proposto dal consigliere del Partito democratico, Mimmo De Laurentiis, è stato a lungo valutato dal dirigente della terza ripartizione, Grazia Marcucci, alla ricerca di 50mila euro con cui compensare in minore gettito della riduzione ipotizzata dell'aliquota.
Alla fine, però, il capo della ripartizione finanziaria ha dovuto esprimere un parere non favorevole al provvedimento, per motivi di carattere tecnico. La minoranza ha preso atto con dispiacere della circostanza, quantunque abbia riconosciuto all'amministrazione comunale lo sforzo di abbassare, anche se di pochissimo, l'aliquota.
In realtà, il vantaggio che ne deriverà ai cittadini è stato calcolato in poco più di un euro al mese, pressappoco un caffè, che, di fronte a tanti prelievi fiscali, certamente non rappresenterà un vantaggio tangibile per i cittadini.
Peraltro, la minoranza continua a chiedersi perché quest’aliquota continui a restare fra i tributi comunali, giacché era stata istituita nel 2007 come tassa di scopo, per coprire il pagamento di debiti fuori bilancio, e sarebbe dovuta restare in vigore soltanto per tre anni.
