Piazza Longobardi va. La formula del contenitore multiculturale piace e coinvolge. Oltre mille spettatori, fra seduti ed in piedi, hanno assistito in religioso silenzio al concerto diretto dal Maestro Elio Orciuolo, che ha impeccabilmente dettato i tempi dell'Orchestra dell'Opera di Bari, fresca reduce da una felice tournée in Tailandia.
La formazione, composta da una cinquantina di giovani e qualificati musicisti, ed impreziosita dal valore aggiunto delle voci del tenore, Vincenzo Sarinelli, e del soprano, Annalisa Carbonara, si è degnamente districata in un repertorio lirico tanto conosciuto quanto impegnativo, articolatosi in tre segmenti principali.
Il primo è stato contraddistinto dalle note della Carmen di Bizet e, segnatamente, Ouverture, Habanera e Le fleur. A seguire, il repertorio verdiano con, da La Traviata, il Preludio, De miei bollenti spiriti e Parigi oh cara. Da Aida, invece, Preludio e Ritorna vincitor.
Infine, la parte dedicata al Verismo italiano, articolatasi fra Cavelleria rusticana, di Mascagni, Tosca, Manon Lescaut e Turandot di Puccini. Nessun dorma ed il Brindisi della Traviata hanno concluso una serata di gran musica, propiziata da una direzione eccellente di un Orciuolo che, quasi, non fa più notizia nella sua conclamata capacità di ben gestire sia le numerose parti, sia una compagine che lo asseconda in ogni passaggio.
A rendere pressoché perfetta la serata, le ideali condizioni atmosferiche ed una piazza, effettivamente, destinata adesso ad assurgere a palcoscenico naturale dell'arte e del bello. Le mancano soltanto un'opportuna ristrutturazione dei palazzi circostanti, un rilancio delle attività commerciali, una migliore viabilità e maggiore pulizia.
Intanto, però, il seme è gettato: se ne attendono i definitivi frutti.







