Qualcuno era andato via anticipatamente, per evitare che altri gli chiedessero di accomodarsi fuori. Altri, probabilmente, avevano simulato malori per chiedere e ottenere l'intervento del 118 e sperare in un ricovero in ospedale, per trovare lì quel letto che, quantunque di fortuna, da ieri sera in stazione non hanno più.
Peppino, barba lunga e pantaloni gialli, è rimasto lì fino all'ultimo, e gli operatori, con tatto e discrezione, hanno cercato di convincerlo a lasciare quella che fino a ieri è stata la sua dimora notturna.
Come da noi annunciato, ieri sera l’atrio e la sala d'attesa della stazione ferroviaria sono stati chiusi, su disposizione di Rfi e Polfer, per prevenire problemi di sicurezza pubblica a causa dello stazionamento di persone senza fissa dimora. Ma non è stato facile, né simpatico, convincerli a lasciare quei luoghi anche perché, tuttora, una soluzione alternativa non c'è.
Non è un caso che il responsabile delle politiche sociali e del lavoro di Sel, Rino Negrogno, sia stato il primo ad intervenire chiedendo, nelle ore immediatamente successive alla notizia, «che l'amministrazione comunale intervenga tempestivamente individuando, al più presto, un luogo che garantisca loro una condizione di vita dignitosa».

