Non si sono più accese le fiaccole, per utilizzare le quali sarebbe servita un’assicurazione contro i rischi derivanti dal rilascio in strada di cera, ma si sono levati in cielo palloncini bianchi a forma di cuore. Probabilmente, nel cambio, ci ha guadagnato il segnale che la famiglia Bagli ed i loro amici hanno voluto dare alla città.
Palloncini, cartelli con delle scritte ed uno striscione che chiede giustizia: sono bastati i simboli, in mezzo ad un silenzio surreale, a sostenere un corteo che ha visto partecipare circa cento persone che chiedono una svolta sulle indagini dell’omicidio di Otello Bagli, detto Pino.
Sono trascorsi undici mesi dalla sua morte, avvenuta in circostanze ancora non chiarite. La famiglia della vittima resta certa del fatto che Pino Bagli, quella maledetta notte del 29 ottobre 2013, fu ucciso per sbaglio in quella piazza fra via Superga e via Andria. Lì doveva esserci qualcuno al posto suo e, forse, lui fu scambiato per quel qualcuno, finendo per pagare con la vita colpe che non aveva.
Le indagini non hanno tuttora portato all'individuazione del responsabile, eppure gli agenti non stanno facendo mancare nulla alla famiglia Bagli: «Per fortuna loro ci sono vicini», ha detto la nipote, Carmela, alla fine della manifestazione, conclusasi in via Pedaggio Santa Chiara, sotto quella che fu la casa di Otello e dopo avere assistito, tutti, ad un filmato ne racchiude vita, le immagini e, soprattutto, quelli interrogativi ancora oggi irrisolti. «Ringrazio chi c'era, ed anche chi non c'era – ha concluso Carmela -: di entrambi, chi sa, parli e ci faccia uscire da questo incubo in cui non abbiamo sete di vendetta, ma diritto alla verità».









