Cosimo Nenna, della Cgil, parlando a nome anche degli altri sindacati nella conferenza stampa presso la casa comunale, ha dichiarato che «abbiamo condiviso tutte le scelte operate fino ad ora, nonostante i vari colpi di mannaia inflitte all'ospedale di Trani. Tuttavia, oggi siamo arrivati ad un punto di non ritorno: stiamo diventando una casa di riposo».
Quanto ai numeri degli altri pronti soccorso, «quello di Andria fa registrare 32000 prestazioni, Bisceglie altrettante, ma non è in grado di soddisfarle per le carenze strutturali. Per questo Trani non può chiudere». I sindacati parlano, inoltre, di “dati sballati”: «È impossibile Trani che abbia chiuso il 2013 con soli 1352 accessi, se è vero, com'è vero, che soltanto ad agosto ne abbiamo fatti 1200».
Per il consigliere Avantario, la scelta che si sta profilando è scellerata e folle. Trani ha ancora un ospedale in grado di risolvere i problemi di emergenza ed urgenza, con ben tre sale operatorie, tutte pronte. Quindi, non è un problema di numeri, ma di scelte. Un Pronto soccorso si abbinerebbe perfettamente a reparti che assicurino l'assistenza, ma, se già viene meno il Pronto soccorso, allora è chiaro che poi scompaiano i reparti. Il paziente, però, a quel punto non verrà più accompagnato da un'ambulanza e, dovendo trovare una sistemazione in un altro ospedale, potrà andarvi anche da solo, e qui comincia il viaggio della vergogna. Abbiamo quindi bisogno – conclude l’ex sindaco - non solo di un pronto soccorso, ma che sia all'avanguardia e specializzato».

