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Dopo Trani, anche Andria: violenta aggressione negli uffici del Comune. L'allarme degli assistenti sociali di Puglia

Dopo il caso di Trani dello scorso autunno, Nuova aggressione ai danni di assistenti sociali. È accaduto all’interno degli uffici del Comune di Andria, dove tre operatori sono stati affrontati con violenza da parte di un utente, tanto da dover richiedere l'intervento di diverse pattuglie delle forze dell'ordine. Per uno di loro, principale destinatario di offese, minacce e aggressione fisica, è stato necessario ricorrere alle cure del pronto soccorso.

Scene di violenza e di paura in un ambiente sensibile, alla presenza di bambini e ignari cittadini. Una sequenza di rabbia e gesti inconsulti che prende di mira persone e suppellettili. Che costringe ad interrompere un servizio pubblico, a privare di assistenza altri utenti, a rimandare appuntamenti importanti per chi si era rivolto a questo ufficio per chiedere aiuto o per raccontare la propria  sofferenza.

Un episodio che segue a breve distanza di tempo quello di Oria sul quale l’Ordine degli Assistenti Sociali della Puglia si era espresso con fermezza denunciando le precarie condizioni di sicurezza in cui  gli assistenti sociali operano, venendo in contatto quotidianamente con persone portate all’esasperazione da particolari situazioni familiari. Ai colleghi, l’Ordine regionale degli Assistenti Sociali esprime la propria solidarietà, ribadendo l’impegno a sollecitare le Istituzioni per l’attivazione di sistemi di tutela.  “Molte sono le segnalazioni di continue aggressioni e di mancata sicurezza sui luoghi di lavoro che giungono all’Ordine e per cui ho più volte denunciato e richiesto alle autorità competenti  interventi concreti – ribadisce De Robertis Presidente dell’Ordine regionale degli Assistenti sociali”. 

Il fenomeno, in allarmante e costante crescita, viene spesso alimentato da una cattiva e scorretta descrizione mass-mediatica del lavoro svolto da questi professionisti dell’aiuto, che in un momento di grande difficoltà del paese si ritrovano ad operare in assenza di risorse e in una logica di tipo residuale ed emergenziale.

L’opinione pubblica individua l’assistente sociale nella figura di chi si rende promotore dell’allontanamento dei minori dal nucleo familiare. Ma questa è solo una delle competenze, applicata su disposizione del Tribunale  per i Minori e dopo aver tentato ogni altra soluzione alternativa possibile per la  tutela del minore. L’assistente sociale è invece essenzialmente un operatore del benessere familiare, che lavora per cercare di risanare situazioni di criticità. Che dialoga con la famiglia per cercare soluzioni. Che mai vorrebbe arrivare a dover separare genitori e figli.

“Ci rammarica – dice De Robertis -  non solo che si arrivi a situazioni di esasperazione come quella del Comune di Andria, ma anche che  prendano piede opinioni forvianti circa l'importanza di proteggere i bambini dal maltrattamento familiare”.

In questa “battaglia” riteniamo sia necessario ritagliarsi un momento di dialogo, anche attraverso il ricorso ai mezzi di comunicazione, per diffondere la conoscenza sulle reali competenze di una professione che spesso, in maniera semplicistica, viene ricondotta al lavoro di chi opera per allontanare i minori dal proprio nucleo familiare.

Gli assistenti sociali che operano in prima linea hanno bisogno di condizioni di lavoro adeguate rispetto al lavoro che svolgono. Le false considerazioni sul loro operato, diffuse anche attraverso i mass media, indeboliscono i sistemi di protezione istituzionale e delegittimano il lavoro dei professionisti.


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