Ieri, al centro Jobel di Trani, è andata in scena la prima serata del festival per garage-band "mi cantino", giunto alla sua ottava edizione. I tre set in programma si caratterizzavano per alcune peculiarità che hanno consentito al pubblico di godere uno spettacolo davvero unico che attraversava la musica nelle sue declinazioni più diverse.
Ad aprire la serata il talento, la grazia e l'eleganza di tre giovanissime soliste, Alessia Laurora (violino), Gabriella Altomare (violino) e Teresa D’Angelo (violoncello), riunitesi in una formazione di musica da camera: "archet-trio". Nonostante l'umidità della serata estiva, non certo agevole per i loro strumenti, queste musiciste hanno emozionato il pubblico del centro Jobel proponendo un piccolo, ma gustoso viaggio, nella musica classica, per la prima volta programmata all'interno del festival.
Dopo la musica classica, l'energia dirompente dei "Pan Island Project", che hanno suonato esclusivamente brani di loro composizione, caratterizzati dalla ibridazione - riuscitissima - tra rock e rap. I loro testi, che affrontavano temi come la difficoltà di trovare lavoro, o le trasformazioni della comunicazione nell'era dei "social network", costituivano riflessioni interessanti e per nulla banali, anche se mediate dall'ironia e dalla leggerezza.
A chiudere la serata l'interessante esperimento dei Juno 22. La loro performance si basava sulla ibridazione tra i suoni techno-glitch del DJ-set di Beppe Massara - in arte "Deckard" - e l'improvvisazione pianistica di Alessandro Giusto che, pur avendo una formazione classica, ha voluto cimentarsi in un contesto per lui totalmente inedito. L'affiatamento tra i due ha fatto il resto, facendo fare al pubblico un tuffo nelle atmosfere rarefatte, ipnotiche, oniriche, della musica elettronica.
Stasera, la serata conclusiva accoglierà una formazione storica per Trani: la "De Ville Blues Band" (suonano insieme da oltre venticinque anni e costituiscono un riferimento per chiunque faccia musica nella nostra città) che - per l'occasione - suonerà in acustico, utilizzando strumenti caratteristici della tradizione blues più antica, quella del delta del Mississippi. Potremo così ascoltare il Dobro (una chitarra con la cassa armonica in metallo), ma anche la "cigar box guitar" (una chitarra, costruita artigianalmente, la cui cassa è costituita da una scatola di sigari). Non mancherà il suono dell'armonica a bocca (blues harp) così caratteristico del blues più arcaico, e la "washboard" (letteralmente, una tavola per il bucato) che i primi bluesman utilizzavano come base ritmica per accompagnare il loro canto.
Ci saranno poi i "Dario ei Meridionali" una band composta da giovanissimi che sta raccogliendo consensi unanimi in tutti i contesti nei quali si è esibita. Suonano quasi esclusivamente di loro composizione che loro definiscono "rock agreste" per quanto sia radicato nella tradizione rurale della nostra terra. Dal vivo sono una forza della natura, trascinanti e coinvolgenti con la loro passione contagiosa.
Infine ancora blues, ma stavolta si cambia latitudine con "The blues lovers band". Questo gruppo infatti esplora un'altra fetta, la cui rilevanza non è secondaria per questo intramontabile genere musicale: parliamo del movimento sviluppatosi a Chicago, con artisti del calibro di Muddy Waters (considerato il padre del "Chicago Blues"), Willie Dixon, Koko Taylor, Luther Allison, Buddy Guy, solo per citarne alcuni.
Divertimento assicurato per chi ama la musica, e le fresche serate che si possono godere negli angoli più remoti della nostra città.
(foto di Loredana Iacono)







