«È bello vedere il Palazzo di giustizia aperto a tutti in una giornata come quella di oggi. È la dimostrazione di quanto i cittadini siano vicini alle istituzioni, e viceversa». Così il sindaco, Amedeo Bottaro, aprendo la manifestazione in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, organizzata dalla sezione dell'Associazione nazionale magistrati della Procura presso il Tribunale di Trani.
Per il suo presidente, Michele Ruggiero, «questa non è una giornata per ricordare solo Falcone e Borsellino, ma per ricordarci tutti di ricercare, sempre, la verità. E che qui non c'è da combattere la mafia, ma la mafiosità. Non dobbiamo perdere la capacità di indignarci: se assistiamo ad un episodio di bullismo, non dobbiamo girarci dall'altra parte. Denunciare resta un dovere civile, perché la mafiosità si annida ovunque, anche nei palazzi del potere».
Tullio Bertolino, presidente del Foro di Trani, ricordando anche tutte le altre vittime delle mafie, ha pubblicamente contestato «il concetto che si vuole fare passare secondo cui, se in Italia le cose non funzionano, la colpa è della Giustizia. Non è così e ciascuno di noi, per il ruolo che riveste, lo deve dimostrare con comportamenti legali quotidiani. Io mi assono assunto la responsabilità di richiamare un operatore delle forze dell’ordine che guidava contromano: ciascuno faccia la propria parte».
Il Questore di Bari, Antonio De Iesu, ha puntato l'indice sull'azione di contrasto in corso: «Aggredire il patrimonio mobiliare ed immobiliare della criminalità organizzata è il primo obiettivo, quello che li manda in crisi e che li disarticola. Fermezza da parte nostra, collaborazione da parte dei cittadini, per conseguire quel bene comune cui Falcone, Borsellino e tanti altri tendevano e tendono tutt’oggi».
Filippo Bortone, presidente del Tribunale, è tornato a considerare «quanto quest'aula sia il luogo più indicato per una riflessione ampia e diffusa sulla legalità e chi deve lavorare senza avere timore di scoperchiare le pentole del malaffare».
«Ma tutto quello che stiamo dicendo oggi cozza con l'inesistenza del rispetto delle regole nella nostra società». Lo ha detto il senatore Giovanni Procacci, rappresentando il governatore della Puglia, Michele Emiliano: «Anche buttare la carta per terra è un gesto d'illegalità, fino al non pagare le tasse, che pure ci aiuterebbe e a vivere meglio insieme e sentirsi a posto con la nostra coscienza».
A chiudere gli interventi delle autorità, Clara Minerva, Prefetto di Barletta-Andria-Trani: «Anche il nostro territorio è pieno di indifferenza alla legalità, ma i successi che stiamo portando a segno nell'opera di prevenzione e contrasto ci incoraggiano. Peraltro, non bastano, perché è nella gente che deve crescere la cultura dell'antimafia. Io vengo da Enna, e devo dire che proprio la Sicilia ha fatto grossi passi avanti in questo senso. Qui dobbiamo lavorare su questo fronte e su quello della lotta alla corruzione, al cui interno si annida la mafia, che, però, non è invincibile».
Infine, la toccante testimonianza di Antonino De Masi, l’imprenditore calabrese che ha dovuto impegnarsi in denunce sia contro la criminalità, sia contro il sistema bancario: «L'esempio di una Procura di Trani che lotta contro i poteri forti ha valicato i confini pugliesi e rappresenta un modello da seguire. Io vengo dalla piana di Gioia Tauro e mi porto il marchio di "cittadino infame", ma mi sono sempre ribellato al pizzo e ne vado fiero. Ultimamente ho ricevuto minacce, hanno sparato sui muri dell'azienda, viviamo sotto scorta io e la mia famiglia, l’Esercito protegge la nostra sede e gli angeli della mia scorta rischiano la vita con me per 1500 al mese. Anch'io dovrei avere il diritto di avere paura ed essere codardo, molti mi chiedono chi me lo faccia fare, ma pagare il pizzo è privarsi della libertà, della dignità di essere uomini e donne. Ed io, a questo, mi ribello anche nell'interesse del futuro dei miei figli: il dovere di noi tutti è resistere ed avere fiducia nello Stato».








