Belle immagini e descrizione molto professionale di luoghi ed attività. Osvaldo Bevilacqua, con il suo Sereno variabile, ha reso sicuramente un bel servizio ad una Trani che meritava una vetrina importante in un momento difficile della sua storia, dei cui attuali problemi, opportunamente, s’è evitato di fare riferimento, cercando invece di porre risalto alcune cose che funzionano. Il riferimento, in particolare è alla ricettività alternativa e ad alcune idee che valorizzino l’appeal della città.
In primo luogo, la trasmissione si è soffermata sull’opportunità di fare turismo di crociera, ma anche ricettivo, sul caicco Queen South II, ormeggiato nel porto di Trani. E poi, il pregevole spicchio di programma dedicato alla trasformazione, sempre a fini ricettivi, di un complesso di trulli al confine con Bisceglie, lungo quel Ponte Lama di cui era arrivato finalmente il momento di porre risalto le bellezze naturali.
Tra le attività, anche queste decisamente alternative, ma di successo, che si sono poste in risalto, la Biblioapecar di Enzo Covelli, che porta in giro, a bordo di un tre ruote, libri e cultura per bambini. Ed ancora, il parco di Santa Geffa, gestito da Xiao Yan, per esaltarne la chiesa rurale e tutte le attività ad essa collegate. Infine, sul versante enogastronomico, la novità della bruschetta al Moscato di Trani, servita su pietra di Trani, idea proposta da Francesca de Leonardis presso il vecchio e il mare, eletto come luogo dell’aggregazione giovanile per eccellenza.
Cattedrale (ma quasi nulla delle altre chiese), mare (ma nulla del lungomare), porto (ma molto poco di darsena e Lega navale), la trasmissione è parsa istituzionalizzare e decantare, anche con la partecipazione straordinaria di Francesco Giorgino, la vendita del pesce sulla banchina portuale, che peraltro sarebbe vietata per legge.
Sicuro grande assente, quel contenitore culturale, di nome Palazzo Beltrani, che avrebbe meritato spazio ed informazioni (al di là della chiusura estiva, che si sarebbe tranquillamente potuta aggirare per favorire l’ingresso delle telecamere), per creare il giusto parallelismo tra la pinacoteca Ivo Scaringi (di cui purtroppo il grosso del Paese continuerà a non sapere quasi nulla) e lo splendido Palazzo Della Marra con sua la collezione De Nittis, che invece la trasmissione ha opportunamente mostrato ed esaltato nella seconda parte, dedicata a Barletta.
In altre parole, arte e cultura sono sembrate le uniche carenze di questa trasmissione. Per il resto, il servizio reso a Trani è stato molto gradito: di questi tempi, ringraziamo e portiamo a casa con orgoglio e riconoscenza.



