«Non capiamo cosa convinca il sindaco, visto che ha esultato all’esito di questa nuova pronuncia. Voglio sperare che l’abbia fatto perché ha ricevuto una telefonata da Trani mentre era a Tokyo e non perché abbia letto la pronuncia, considerato che è un avvocato e che sa leggere le carte»: comincia così Antonio Procacci, portavoce del movimento Trani a capo, la sua conferenza stampa, indetta d’urgenza insieme ai due consiglieri Aldo Procacci e Maria Grazia Cinquepalmi, a seguito della notizia dell'arrivo della tanto agognata pronuncia della corte dei conti, che ha sbloccato il vincolo delle «sole spese obbligatorie» per le casse dell’ente comunale.
«Questa pronuncia è un massacro – rincara Procacci – perché c’è lo sblocco delle spese, ma solo ed esclusivamente perché il comune ha presentato tutti i documenti. Le censure restano tutte, anzi i giudici contabili caricano ulteriormente di responsabilità il comune di Trani». Nei documenti presentati infatti, secondo Procacci, ci sono delle «discrasie e la corte dei conti dà un mandato preciso al comune cioè chiede ulteriori spiegazioni». La scadenza è vicinissima: il 31 dicembre. «Sarà fatta una verifica tra i documenti presentati quindi le previsioni sulla massa debitoria e il bilancio effettivamente approvato. E noi crediamo – continua Procacci – che le differenze saranno enormi rispetto a quello che è stato dichiarato».
Come sapevamo, a influire pesantemente sulla pronuncia erano le situazioni dell’Amiu e dell’Amet e Procacci conferma che «la corte dei conti censura pesantemente il fatto che non sia stato presentato il piano di razionalizzazione, e il sindaco ha le sue responsabilità perché il consiglio comunale all’unanimità nella seduta del 27 agosto gli ha affidato il mandato di presentare il piano entro il 30 settembre. Il sindaco aveva detto di aver parlato con il giudice istruttore, invece nella pronuncia è segnalata chiaramente la scadenza». La mancata presentazione del piano potrebbe portare ad un eventuale danno erariale. «Poiché il sindaco non ha ottemperato a questo mandato ci sono tutti gli estremi per chiederne le dimissioni: non lo faremo in questa sede solo per senso di responsabilità perché crediamo che sarebbe un ulteriore disastro, nonostante ci siano tutti gli estremi per farlo. Chiediamo che il consiglio comunale tutto censuri l’operato dell’amministrazione comunale e che vengano presi dei provvedimenti. Il sindaco non può restare con le mani in mano, qualcuno deve saltare: o la dirigente del settore che tra l’altro è stata riconfermata, o l’assessore competente».
«Soprattutto noi crediamo – conclude Procacci - che l’amministrazione comunale non sia in grado di fronteggiare questa situazione e portare a termine l’ “operazione verità” che è un obbligo imposto dalla corte dei conti».
Federica G. Porcelli


