I valori di inquinamento dei campioni d’acqua prelevati nel pozzo P6v, quello più vicino al luogo della discarica di Trani oggetto della rottura di una porzione di parete per il quale la stessa è chiusa dal 4 settembre 2014, e sequestrata dal 15 gennaio 2015, sono progressivamente diminuiti.
È quanto risulta dalle analisi effettuate l'11 ed il 24 novembre dalla società Alkema, di Modugno. I dati rilasciati dal professor Gaetano Nuovo ci dicono che i valori al di sopra della norma, allo stato, sono quelli di nitriti, arsenico e ferro.
Cominciamo dalle analisi dell’11 novembre, rilasciate il 19. Mentre i nitriti sono aumentati nella misura di 4,5 millilitri per litro, ben oltre il limite di legge dello 0,5, si registra un calo relativamente alla presenza degli altri inquinanti.
L’arsenico, che nell'analisi del 27 ottobre era stato presente in misura di 81,2 milligrammi per litro, nel primo riscontro di novembre è sceso al 23,3 (il limite consentito per legge e di 10 milligrammi per litro).
Il ferro, a sua volta, è sceso da 926,8 a 205,6 mg per litro, mentre il limite è 200, Vale la pena ricordare che, soprattutto questo metallo, aveva raggiunto punte astronomiche fra settembre ed ottobre, toccando un picco di 1883,70 milligrammi per litro il 24 settembre.
Quanto alle analisi del 24 novembre, rilasciate il 30, gli unici valori oltre la norma sono quelli dell'arsenico con 12,4 milligrammi per litro (10 il limite) e dal ferro, con 324,2 milligrammi per litro (200 la soglia). In questo caso, dunque, si registra un nuovo incremento.
Per la verità, gli ultimi mesi hanno fatto registrare una sostanziale scarsezza di precipitazioni e, probabilmente, è stato proprio questo il motivo alla base della contrazione dell’inquinamento dei campioni d'acqua prelevati dalla discarica di Trani. Resta il fatto che, tuttora, l’impianto è oggetto di lavori di tamponamento, ma non di messa in sicurezza strutturale, per la quale Amiu ha rassegnato un piano di caratterizzazione.
Gli interventi proposti, secondo quanto si legge, in premessa, «mirano in primis all’adozione di misure di sicurezza ed emergenza, volte alla risoluzione delle problematiche ambientali riscontrate in loco, ed all’adozione delle azioni necessarie ad ottemperare alle diffide che hanno portato alla revoca dell’Autorizzazione ambientale integrata ed alla successiva riattivazione della discarica mediante l’allestimento di nuovi lotti».
Il costo complessivo del piano è stato stimato in poco meno di 19 milioni di euro.


