«I prezzi applicati all’energia in regime di salvaguardia sono stabiliti in esito ad una gara pubblica svolta ogni tre anni secondo modalità stabilite, con decreto del 23 novembre, 2007, dal Ministero dello sviluppo economico». Lo fa sapere Cristina Boschini, capo relazioni esterne di Hera Comm, affermando in questo modo che non vi è stata alcuna anomalia nell’importo delle fatture che il Comune di Trani liquiderà alla società di Imola. Il riferimento è all’articolo che riferiva della circostanza per cui la fornitura della corrente nel palazzo di città, e per tutte le altre utenze pubbliche, paradossalmente, non arriva da Amet, che pure quella corrente distribuisce, ma, appunto, dalla Hera Comm, di Imola, che la vende.
«Hera Comm (società di vendita dell’energia del Gruppo Hera) – illustra la nota dell’azienda emiliano romagnola -, a seguito della procedura concorsuale pubblica di cui la legge 125/2007, è stata individuata quale esercente il servizio di salvaguardia per la fornitura di energia elettrica in alcuni territori, fra cui la Regione Puglia, per il periodo dal 1mo gennaio 2014 al 31 dicembre 2016. Essendo il Comune di Trani momentaneamente privo di un fornitore di energia elettrica sul mercato libero, Hera Comm – si legge ancora -, in qualità di esercente il servizio di salvaguardia, ne è diventato il fornitore “ex-lege”, alle condizioni previste dalla normativa in vigore. Sono infatti soggetti al regime di salvaguardia tutte le imprese e gli enti pubblici di medie e grandi dimensioni che si trovano, per qualsiasi motivo, privi di un fornitore sul mercato libero dell’energia».
Riguardo alle condizioni economiche, Hera Comm non sembra smentire la circostanza per cui i costi della sua fornitura siano superiori a quelli che avrebbe praticato la municipalizzata Amet, ma chiarisce che «siamo in ogni caso estranei a qualsiasi vicenda contrattuale relativa alla fornitura di energia elettrica al Comune di Trani, precedente e successiva al periodo di fornitura sul mercato di salvaguardia».
