Scusatemi, credo con forza che dovremmo essere dei custodi ma, oggettivamente, non ci riusciamo. Custodi consapevoli di un patrimonio che rende un territorio, probabilmente ogni territorio, unico. Consapevoli vuol dire comprendere e apprezzare quello che ci è pervenuto.
Ci siamo recati all’epitaffio della Disfida di Barletta con amici e gente conosciuta al momento, accomunati da quel particolare entusiasmo dato dall’amore per la storia e per Trani. Molti ci chiedevano: «Perché? Andrea, ma cosa andate a fare? Chi ve lo fa fare? Tanto è inutile, il giorno dopo nessuno si ricorda dell’epitaffio».
Permettetemi. La Disfida di Barletta non ha bisogno di presentazioni, ma questo monumento? Temo che serva ricordare qualche passaggio.
Il monumento è stato costruito in territorio tranese perché all’epoca, essendo sotto il protettorato della Serenissima, era il luogo ideale per la sfida in quanto neutrale.
Ferrante Caracciolo, insediatosi come Preside, ritenne doveroso ricordare l’evento erigendo nel 1583 il monumento, le cui parole, dettate da un grande umanista del XVI Pietro Angeli, meriterebbero di essere lette in loco.
Il manufatto pare non trovare pace, proprio come le nostre terre. Nnei primi del XIX secolo fu distrutto dalle truppe francesi e solo nel 1846, a spese del Capitolo tranese, ricostruito su progetto dei fratelli Bassi. Per i grandi festeggiamenti del 1903 Giovanni Bovio, immaginerei con emozione, aggiunse i suoi versi.
Perché andiamo? Semplice: l’epitaffio è parte integrante dell’evoluzione storica di Trani, oltre che principale testimonianza della Disfida.
E ci abbiamo passato un piacevole pomeriggio di sole ma, a prescindere del gradevole scambio, ritengo sia doveroso il giorno dell’anniversario ripulirlo dalle erbe e portare dei fiori come omaggio.
Credo sia importante andarci altrimenti, siate onesti e concedetemelo, non se ne parla mai e, pian piano, scompare un pezzo della nostra storia.
Cercate e spesso leggerete: «La disfida si svolse in una piana fra Andria e Corato». E Trani? Ah, ma per soffermarci su questo “dettaglio”, dovremmo conoscere questo luogo. Poi, però, per il campanile rivendichiamo a vario titolo primati di ogni sorta.
Pensate che decenni addietro si recavano assieme le istituzioni di Trani e delle città vicine, ma erano altri tempi. Devo dire con piacere, però, che quest’anno ci sono stati dei segnali positivi, da parte dell’assessore alla cultura e da una giovane consigliera.
Ringrazio chi ha voluto contribuire attivamente alla pulizia e chi è venuto a scoprirlo semplicemente per passione: alla fine questo è lo spirito di noi che #siamosolodeicustodi.
Arrivederci al prossimo anniversario.
Andrea Moselli
(foto Francesco Porcelli)



