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Il 90 per cento dei ragazzi chatta fino a dieci ore al giorno, ma quasi nessuno conosce il «cyberbullismo». Se ne parlerà in un progetto alla media Baldassarre di Trani

“Play your part for a better Internet!”. È questo lo slogan del Safer Internet Day 2016, la Giornata mondiale per la sicurezza in Rete istituita e promossa dalla Commissione Europea che, giunta alla sua XIII edizione, si è celebrata il 9 Febbraio, in contemporanea, in oltre 100 nazioni di tutto il mondo.

In linea con questo progetto  presso la scuola “Gen. E.Baldassarre” si apriranno workshop sul tema del cyberbullismo che sfoceranno in un convegno nel mese di Marzo in collaborazione con il Lions club “Ordinamenta maris”, di Trani, e l’Associazione degli ingegneri Aibat.

Chi sono i protagonisti? I ragazzi, in particolare quelli della cosiddetta Generazione Z, i nati tra il 1996 e il 2010, la cui vita “social” è stata oggetto di un’indagine affidata da Generazioni Connesse a Skuola.net e all’Università degli Studi di Firenze.

Dalla ricerca emerge che il 17% degli intervistati rimane connesso tra le 5 e le 10 ore al giorno (considerando l’uso integrato di personal computer, tablet e cellulare).

Nel mondo dei giovanissimi sono le chat dominanti: Whatsapp è la piattaforma preferita dal 90% degli intervistati, una percentuale superiore a quella registrata dai social network come Facebook (64%), Instagram (61%) e Youtube (58%).

Quasi la totalità degli intervistati, più del 90%, confessa di usare quotidianamente le chat. Ancora in troppi sottovalutano il cyberbullismo, tanto che solo l'8% ammette di aver intenzionalmente vessato un coetaneo, mentre 1 su 10 banalizza il proprio comportamento come semplice scherzo.

Quale l’impegno della scuola? Fare educazione all’uso consapevole della Rete, sensibilizzando i nostri giovani a farne  un uso positivo per prevenire episodi di bullismo.

Il metodo è quello di favorire un dibattito, muovendo dai sondaggi online e approfondendo le tematiche con i ragazzi, attraverso una serie di attività laboratoriali sviluppate a classi aperte. È fondamentale insegnare ai giovani a sfruttare le potenzialità comunicative del web e delle community online senza correre rischi connessi al cyber bullismo, alla violazione della privacy propria e degli altri, al caricamento di contenuti inappropriati, alla violazione del copyright e all’adozione di comportamenti scorretti o pericolosi per sé e per gli altri.

Nel mondo in cui viviamo c’è un eccesso di stimoli ( immagini, suoni, informazioni di vario tipo) che generano spesso confusione ed è in questa confusione mediatica,

spesso causa di disorientamento, che la scuola, come scrive l’economista Delors, presidente della Commissione europea dal gennaio 1985 al gennaio 1995, deve offrire la bussola per aiutare i giovani a trovare la propria rotta.

Nel contempo, prioritario è lo sviluppo di solide competenze digitali che possano supportare lo stile cognitivo degli studenti “nativi digitali” in una società che necessita di un uso realmente consapevole ed efficace delle tecnologie. L’approccio al pensiero computazionale ed al linguaggio di programmazione rappresenta una delle molteplici attività che caratterizzano la didattica laboratoriale della scuola, in linea con il Piano nazionale della scuola digitale (PNSD) a cui si è aderito. In tutto questo il territorio diventa attore e protagonista attraverso l’ ausilio e la collaborazione fondamentale della polizia postale, psicologi e associazioni del territorio in una sinergia scuola- extra scuola, pilastro per la costruzione di un’alleanza proficua per la comunità tutta. 

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