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Area Lapietra, Legambiente Trani: «Il giardino va messo in sicurezza»

Nonostante l’imminente primavera Trani continua a lasciar sfiorire le sue piante di pietra. 

L’area di archeologia industriale Lapietra continua ad essere violentata. Alla chiusura dell’attività e alla morte di Giuseppe Lapietra, l’intera area (villa, giardino e industria) viene vincolata dalla Soprintendenza che ha il compito di vigilare sulla corretta conservazione degli immobili coadiuvata dall’attività di sostegno nella vigilanza del comune di Trani.

Nel 2009 la ciminiera, in piedi dal 1919, ormai uno dei simboli della città, viene drasticamente abbattuta non senza le proteste e segnalazioni di Legambiente.
Oggi questo bene culturale continua a perdere pezzi (e non solo in senso figurato) e ad essere maltrattato, anziché tutelato, conservato e reso correttamente fruibile, nonostante su tutta l’area sia stato apposto il Vincolo Diretto da parte della Soprintendenza.

Gli interventi effettuati per l’apertura al pubblico dell’area del giardino nel 2012 hanno completamente azzerato l’identità di quest’area verde (che presentava una struttura paesaggistico-architettonica ben precisa) poi abbandonata e successivamente riaperta nell’estate del 2014, con ulteriori lavori che hanno continuato a deteriorarne ancora l’identità. Per quest’ultima riapertura è stata “messa in sicurezza” l’area del giardino, di pertinenza comunale, circondando la villa (privata) con dei pannelli di legno, e si è delimitato il confine con l’area industriale retrostante, diventata ormai l’ennesimo palazzificio tranese con il benestare della Soprintendenza. Sull’area in questione insiste una situazione abbastanza complessa di responsabilità e pertinenza da parte di comune, privati e Soprintendenza.

Quello che ci preme sottolineare come urgentissimo e necessario sia:
- la messa in sicurezza essenziale a garantire l’incolumità di cittadini, specialmente per i bambini, che abitualmente accedono all’area;
- la garanzia dell’integrità del bene culturale, ormai di facile accesso e facilmente danneggiabile e depredabile, non avendo più a protezione né cancello, né delimitazioni sicure;
- la garanzia di una sorveglianza dell’area data la sua delicatezza (alla cooperativa che aveva l’incarico di manutenzione e sorveglianza non pare sia stato rinnovato il contratto).

A quanto sopra si aggiungono altre sconcertanti notizie come la ipotesi di rimozione o spostamento del muro del giardino Antonacci - Telesio, per ovviare alla strettoia di pozzo piano, altro bene sottoposto a vincolo diretto da parte della sovrintendenza, giardino di straordinaria bellezza il cui muro protegge esemplari di piante che hanno più di 150 anni, oltre ad essere l unico esempio di giardino ottocentesco forse più antico della stessa villa comunale.

O ancora il desiderio di albergo con piscina in riva al mare come sognato da una suora, nell’auspicio che non si compia scempio analogo a quello subito da Villa Antonacci, da non confondere con giardino Antonacci – Telesio , ingoiata da palazzine che ne sminuiscono bellezza e valore.

Per molti un bene culturale, più che un onore come dovrebbe essere, appare un onere sia per i proprietari che non usufruiscono di agevolazioni fiscali con opere di restauro e manutenzione eccessivamente onerose come per il Comune che non risulta in grado, sotto molteplici aspetti, di prendersi cura del patrimonio presente sul proprio territorio.

Ci si augura che tali tesori possano tornare ad essere valorizzati e quindi a dar lustro ad una città che non ha solo una meravigliosa cattedrale sul mare ad accogliere i turisti. La fruibilità di alcuni beni privati, come giardino Antonacci - Telesio o anche il Supercinema (storico cinema e teatro) possono divenire un'opportunità di sviluppo e crescita culturale e sociale, oltre ad essere espressione della storia e del patrimonio cittadino.

Altro percorso da imboccare velocemente risulta il definitivo recupero della funzionalità del depuratore, la necessità di risolvere l’annosa questione degli accesi al mare, di regolamentare l’allocazione dei ripetitori delle telefonia mobile, di monitorare inquinamento delle acque e dell’atmosfera, oltre che mediante intese con l’Arpa anche eventualmente acquistando centraline di monitoraggio visto che il presidente della Commissione Ambiente della Regione Puglia si è preoccupato di destinare fondi all’acquisto di Centraline di Monitoraggio dell’Aria per la sola Barletta evidentemente ritenendo indenni le altre due città capoluogo di Provincia da fenomeni di inquinamento.

L’incontro tra l’Assessore all’ambiente Michele di Gregorio e le associazioni ambientaliste, ed alcuni segnali come una sia pure embrionale attività di ripiantumazione nella Città o l’adesione alla iniziativa “Mi illumino di Meno” e che vedrà la presenza oltre di Legambiente di associazioni come CicloMurgia e Anima Terrae, lascia sperare che l’Amministrazione Comunale sia in grado di comprendere come il futuro che vogliamo possa diventare presente attraverso il fattivo coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, da trent’anni in attesa di trasformare un ripropostosi ambientalismo del dire in un reale ambientalismo del fare.

Legambiente dopo innumerevoli e pluridecennali battaglie per impedire e precludere attività inquinati, intende poter operare anche in termini propositivi bandendo la logica di autoreferienzialità cognitiva di quanti ancora indicano la sola strada del "no".

Lo strumento del confronto e della trasparenza consente di aspirare ad un orizzonte in cui sia finalmente possibile operare in rete e raccogliere i frutti di lustri di impegno volontario. Si pretendono precisi segnali di cambiamento in primo luogo per la problematica della discarica che piuttosto che essere un problema da affrontare e risolvere concretamente diviene un facile slogan per ambientalisti neofiti e privi di un concreto approccio scientifico.

Si attendono il ripristino e la possibile fruibilità pubblica di spazi verdi come quelli dell’Ospedaletto, o ancora di Villa Bini e Guastamacchia attivandosi e favorendosi progettualità pioniere che coniughino impegno ambientale a quello sociale mediante una strategia del "saper fare" e del "saper divenire" atta a coinvolgere nella tutela del territorio l’intera cittadinanza.

Pierluigi Colangelo - Legambiente Trani


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