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«Opere abusive»: il Comune di Trani stoppa i nuovi edifici del contratto di quartiere dopo l'accordo per il saldo degli oneri

Superata la questione economica, con l'accordo recentemente intervenuto per il pagamento rateale degli oneri da versare, contestualmente alla conclusione dei lavori da effettuarsi a seguito di rilascio del permesso a costruire, il dirigente dell'Area lavori pubblici, Giovanni Didonna, ha bloccato sul nascere l'esecuzione dei lavori edili previsti nell'ambito del contratto di quartiere Sant'Angelo, a cura delle imprese Graziano e Gramc.

Infatti, a seguito di sopralluogo con le parti, si è riscontrata la presenza di «opere abusive consistenti in travi di fondazione, pilastri e parti di muri di contenimento dello scavo», evidentemente ritenute ostative, allo stato della ripresa dei lavori.

Il provvedimento è stato notificato a rappresentanti legali delle due società, progettisti ed altri enti ed istituzioni interessate alla relativa conoscenza dello stato di fatto.

Tutto questo all'indomani della definizione della controversia che aveva portato ad un accordo fra le parti, così da spalmare i debiti del costruttore in due anni contestualmente rilascio delle autorizzazioni.

Per la cronaca, ammonta a circa 1.700.000 euro il debito che l'impresa Graziano salderà con il Comune di Trani, nel corso del biennio 2016-2017, in cambio del permesso a costruire con cui terminerà le edificazioni previste nell'ambito del contratto di quartiere Sant'Angelo, nel rispetto della convenzione stipulata il 3 febbraio 2010.

Nel contratto si definivano gli impegni dello stesso soggetto attuatore per quanto concerne gli interventi di edilizia convenzionata e realizzazione di locali commerciali, con le connesse opere di urbanizzazione ed il confinamento delle espropriazioni per le opere pubbliche in attuazione della variante al piano di zona.

Secondo la convenzione, gli oneri aggiuntivi da riconoscere al Comune erano i seguenti: di 770.000 euro per quattro lotti; 728.000 per altri tre.

Il 6 ottobre 2014 il dirigente dell'Area urbanistica richiedeva all'impresa il pagamento di queste somme, come pure la ricostituzione della fideiussione a garanzia del contenzioso emergente, pari a 347.000 euro. Inoltre, il versamento degli importi relativi all'offerta migliorativa, anche questi pari a 347.000 euro, il saldo di quanto dovuto a titolo di contributo di costruzione, pari a 140.000 euro.

Il 5 novembre 2015 l'impresa manifestava la propria volontà di completare l’intervento edilizio assegnatole, formulando però una serie di osservazioni in merito alle somme richieste dal Comune e, contestualmente, chiedeva una dilazione dei termini di pagamento delle somme dovute.

A quel punto il dirigente, ricostruendo integralmente la posizione dell'impresa Graziano, chiariva che le offerte migliorative, pari a 347.000 euro fossero comprese degli importi dovuti per i lotti da realizzarsi.

Inoltre, per quanto riguarda la somma di 347.000 euro relativa al contenzioso emergente, una parte di essa è stata ritenuta “non necessaria”, giacché l'impresa aveva ceduto al Comune una superficie di 20.000 metri quadrati, avendone riassegnata in diritto di proprietà un'estensione di 13.000. Ed ancora, in relazione al contributo di costruzione, è stato confermato l'avvenuto versamento di 58.000 euro, così che il debito residuo è pari a 82.000.

Lo scorso 18 dicembre la giunta comunale, alla luce di questa ricostruzione, formulava specifico atto di indirizzo al dirigente dell’Area urbanistica per attenersi a quanto rilevato, anche in considerazione del parere reso dall'avvocato Emilio Toma, consulente del Comune.

Nel frattempo era avvenuta la cessione del ramo d'azienda dalla Graziano alla Gramc, e proprio la neonata società procederà alla realizzazione dei fabbricati rimanenti, così che le due si dividano i debiti da pagare.

Gli importi sono i seguenti: 728.000 euro entro il 30 giugno; 773.000 entro il 30 novembre 2017; 54.000 entro il 28 febbraio; altri 54.000 entro il 15 novembre 2017; 114.000 euro entro il 30 giugno; 6.000 euro entro il 30 giugno.

L’impresa, dunque, potrà riprendere a costruire anche se l’omesso adempimento anche ad uno solo dei termini temporali di scadenza che ci si è dati determinerà il diritto del Comune di esigere immediatamente, e per intero, tutto il credito residuo vantato nei confronti delle due società. 

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