La difficoltà di liberare gli accessi a mare sul litorale di levante e, specificatamente, lungo il tratto di ex Statale 16 compreso fra Trani ed il confine con Bisceglie, è nota da tempo. Da oltre vent'anni associazioni ambientaliste e soggetti a vario titolo si battono per invocare e garantire il passaggio libero verso il mare da parte dei bagnanti: in molti casi, quelle che sembrano strade pubbliche, in realtà sono occluse da cancelli che le rendono impraticabili.
Sul fatto se queste siano private di diritto, o lo siano diventate “sine titulo” non si è ancora riuscito a fare luce, a dispetto di denunce, ispezioni, sopralluoghi, inchieste della magistratura, impegni assunti con gli elettori dagli amministratori pubblici che si sono susseguiti nel tempo. Pare evidente che alla base, prima di tutto, vi siano questioni di carattere urbanistico, e di conseguenza giuridico, con le quali bisogna di volta in volta confrontarsi.
È il caso di un ricorso proposto presso il Tar Puglia, dalle proprietarie di un terreno sito in quella zona, contro un’ordinanza del dirigente dell'Area urbanistica «per la rimozione di manufatti (cancelli e sbarre metalliche) ubicati su strada interna di lottizzazione ad uso pubblico collegante la ex Strada statale 16 e la strada litoranea prevista dal Piano regolatore generale e recepita dal Piano urbanistico vigente». Le ricorrenti chiedono l'annullamento sia dell’ordinanza, sia di ogni altro atto connesso presupposto e consequenziale a quello impugnato e, ove occorra, di proporre motivi aggiunti al ricorso. Il Comune ha scelto di resistere in giudizio affidando l'incarico all'avvocato Michele Capurso, responsabile dell’Ufficio legale.
Tutto questo mentre, anche quest'anno, per raggiungere alcuni pregevoli luoghi di balneazione fra Trani e ponte Lama, sarà necessario avventurarsi in tortuosi, e spesso rischiosi, sentieri lungo il litorale, in alcuni punti dei quali sussistono ed incedono problemi di sgretolamento della falesia.
