Ogni giorno è una lotta senza quartiere contro i vandali. Al molo San Nicola, sistematicamente, i teppisti rompono catenacci e lucchetti lasciando aperti i cancelli di accesso. La conseguenza è che bici e moto sfrecciano da un capo all’altro del “braccio”, ma anche le auto, come accadeva negli anni ’70, stanno riprendendo a fare capolino.
Come sempre più frequentemente capita, entrambi i cancelli di accesso al sito restano aperti: il primo si trova all'estremità di largo don Angelo Pastore; il secondo all'inizio della lunga lingua di cemento e scogli che difende il porto dalle mareggiate.
Il fenomeno si ripete con irritante ritualità ed il comandante dell'Ufficio locale marittimo, Stefano Sarpi, si prepara a rafforzare le sue sempre più frequenti richieste di interventi da parte degli organi competenti per garantire la tutela del divieto d'accesso in quei luoghi. Infatti si tratta di aree demaniali alle quali l'accesso di veicoli deve essere interdetto per legge, mentre quello dei pedoni garantito transitando attraverso i tornelli posti a fianco dei cancelli stessi.
Inizialmente, quei varchi erano stati muniti di robusti catenacci, ma i vandali li avevano danneggiati inserendo nelle fessure una miscela di sigillante e sabbia, al punto da renderne necessaria la rimozione per mano dei vigili del fuoco. Si scelse, dunque, di installarne altri più leggeri, ma questi sono facilmente oggetto di distruzione attraverso la semplice forzatura di un piede di porco.
Sia in un caso, sia nell’altro, il problema è serio: con i cancelli aperti può entrare qualsiasi veicolo sine titulo; con i cancelli chiusi, perché i lucchetti risultano danneggiati, non possono accedere gli operatori del 118.
In questa circostanza si pone a rischio il successo di un intervento, perché si sarebbe costretti a procedere a piedi, perdendo lunghissimi minuti che potrebbero, nei casi più gravi, rivelarsi fatali. Ecco perché, in tutti i casi, le bravate dei vandali possono diventare, a loro volta, foriere di problemi molto seri in danno della pubblica incolumità.
Gli autisti delle ambulanze sono muniti di chiavi, tante quanti sono i lucchetti dei cancelli posti da un'estremità all'altra del litorale: se ne contano una decina e, oggettivamente, fa specie che un autista di ambulanza non solo debba concentrarsi sull’equipaggiamento medico e manutenzione del mezzo, ma debba trasformarsi in una sorta di portinaio-custode, costretto anche a farsi il giro dei siti per verificarne la praticabilità.
Le soluzioni alternative possono essere di due tipi: l'installazione di telecamere, ovvero di dissuasori retrattili automatici. Questi ultimi, come già in altri luoghi della città, possono essere azionati con il suono della sirena, o attraverso un numero di telefono, in possesso del solo autista soccorritore, collegato con il sistema di azionamento degli impianti. Di certo, oggi sembra ci si trovi nella terra di nessuno, e questo non aiuta per nulla a sentirsi sicuri.




