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Porto di Trani nel caos anche con l'area pedonale. Critiche da Procacci, ma Ferrante è ancora più duro: «È uno schifo»

Nonostante la chiusura al traffico durante l'ultimo fine settimana, il porto ha continuato a presentarsi tutt'altro che libero da veicoli, parcheggiati un po' ovunque a dispetto del divieto di sosta e fermata che costituiva parte integrante del provvedimento di istituzione della zona traffico limitato.

Purtroppo, nessuna rimozione si è effettuata, circostanza che invece ci aspettiamo eremo avvenga domani, nel corso dello svolgimento della festa patronale del Crocifisso di Colonna. La conseguenza è nelle foto scattate ieri sera, che documentano luoghi tutt'altro che compatibili con una vera e propria area pedonale.

Nel frattempo, sulla questione del caos dell'area portuale si sono espressi, nell'ultima trasmissione di Appuntamento con Trani, l'ex candidato sindaco Antonio Procacci ed il presidente del consiglio comunale Fabrizio Ferrante.

«Sul porto ci vogliono regole chiare e rispetto delle indicazioni del Comune - dice Procacci -, anche se, secondo noi, nessuno sta fornendo niente. E, soprattutto, il pagamento di quanto dovuto».

«Io condivido quanto detto da Procacci – risponde Ferrante –. Il porto è uno schifo. Non ci sono mezze misure su questo. Io ogni volta che vado al porto mi vedo costretto a chiamare i vigili urbani perché è impossibile avere gli strozzamenti in certe parti del porto. Mi chiedo se a certi automobilisti non vada fatta la perizia psichiatrica prima di poterli abilitare al parcheggio nella zona portuale perché non si rendono conto che quando lasciano la macchina parcheggiata a spina di pesce in una carreggiata di cinque metri poi non passa più nessuno. Poi a parte questa situazione caotica, io so che l’assessore De Michele si sta dando da fare per la pedonalizzazione e mi auguro che il risultato si posa vedere entro giugno. Poi c’è anche un fatto di concorrenza sleale: io ho un’attività commerciale giù al porto di duecento metri e metto dieci tavolini fuori, poi magari ci sono altre attività che hanno tre metri quadri di locale, pagano un fitto per tre metri quadri, e poi mettono cinquanta tavolini fuori. Si crea una concorrenza sleale tra attività contigue. Piazza Quercia è l’esempio di deregulation totale: doveva essere una piazza per eventi, oggi è una piazza dove ci sono sedie delle attività commerciali che dubito abbiano avuto permessi o stiano pagando contributi».

«Tra un po’, però, Trani si svuoterà», dice Procacci. 

«Le regole ci sono, vanno applicate – risponde Ferrante -. Se il controllo viene fatto e le sanzioni vengono erogate e si persevera, bisogna arrivare a chiudere il locale».

«A me i gestori dei locali dicono cose diverse – dice Procacci -. Parlano di regole che non ci sono, di richieste fatte al comune restate senza risposto».

«Ma quando non c’è la regola – dice Ferrante – alcune attività hanno una concezione un po’troppo liberale cioè siccome non è stabilito niente faccio quello che voglio. È anche vero che ci sono delle leggi che vengono comunque in soccorso e possono essere il presupposto per l’erogazione di sanzioni. Io, nonostante il ruolo diverso che ho, mi sto preoccupando che non ci sia il far west giù al porto perché chi vuole rispettare le regole non debba scontrarsi con il far west».

«Io il far west non lo vedo – replica Procacci -. Io vedo il far west di macchine».

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