«Non un addio, ma un arrivederci ad una città in cui tornerò sempre con piacere e che avrò sempre nel cuore». Così Carlo Maria Capristo, procuratore di Trani, a poche ore dal suo trasferimento ufficiale alla guida della Procura di Taranto, che avverrà formalmente domani. Oggi il suio ultimo giorno di lavoro a Palazzo Torres.
Lì, nel cuore dello Ionio e di una realtà in cui s’intrecciano problemi ambientali e sociali di massima delicatezza, Capristo spera di ricreare quello stesso “gioco di squadra” alla base dei suoi intensi otto anni di guida dell’ufficio di Trani.
«Lo sforzo – conferma il procuratore - è stato sempre quello di coinvolgere tutte le istituzioni per il comune obiettivo di fare giustizia. È evidente che la presenza odierna del Csm a Trani è un motivo di orgoglio per questa Procura e per il Tribunale tutto. Il sottoscritto ed il presidente, Filippo Bortone, abbiamo lavorato sempre in perfetta armonia, ci siamo sforzati di offrire un servizio alla gente di qualità e, il fatto che oggi tale sforzo ci sia riconosciuto è per noi motivo di soddisfazione ed orgoglio».
Capristo, naturalmente, non manca di tracciare un bilancio della sua, personale esperienza a Trani, definendola «faticosa, ma gratificante grazie al lavoro dei colleghi ed al gioco di squadra di tutte le componenti di questa realtà. Ovviamente, a maggior ragione, Trani deve rimanere dov'è ed i suoi uffici devono essere incatenati e mantenuti sul territorio perché, solo così, si riuscirà a tenerlo il più possibile pulito e sereno, anche grazie alla costante attenzione mostrata dalla Prefettura di questa provincia».
Dal 2008, al 2016, sono state innumerevoli le inchieste che Capristo ha diretto e coordinato. Più d’una ha fatto particolarmente scalpore per avere toccato alcuni “poteri forti”, ma Capristo conferma di essere stato più emotivamente coinvolto da altri procedimenti, quelli in cui si era chiamati a tutelare gli interessi dei più deboli: da Teresa Sunna a Paola Clemente, passando per le vittime del crollo di Barletta: «Ricordo perfettamente – dice il procuratore -, dopo che la palazzina collassò, che fra i primi ad arrivare fummo proprio il sottoscritto ed il prefetto Sessa. Vedevamo la gente disperata per provare a salvare quelle cinque donne che si lamentavano perché erano ancora vive sotto le macerie, il prefetto stesso era bianco di polvere perché voleva partecipare anche lui alla rimozione di quelle macerie. In tre mesi siamo riusciti ad indicare i responsabili, li abbiamo portati a giudizio e sono stati tutti condannati: queste, e molte altre, sono realtà che nessuno ci potrà contestare, maturate nell’interesse dei più deboli».
Ed ancora, la sua particolare propensione all’affermazione della legalità, emersa in tutta la sua forza quando si è ufficialmente intitolata a Paolo Borsellino la palazzina della Polizia giudiziaria di piazza Mazzini, appartenuta a Salvatore Annacondia: «Di quella cerimonia – ricorda Capristo - la cosa che ricorderò in maniera indelebile è la presenza di tanti ragazzi delle scuole, chiamati a svolgere temi sulla legalità, che poi sono stati anche letti, conservo ancora e dimostrano come le nuove generazioni credano nei principi della legalità. Ma la loro affermazione dipende da noi, servitori dello Stato, dalle famiglie e dalla scuola, facendosì che i ragazzi assumano modelli positivi e non diventino vittima delle trappole del web o, peggio ancora, di una criminalità organizzata che offra loro l’illusione di facili guadagni».
Per il momento, nell'attesa della nomina del nuovo procuratore, la reggenza dell'ufficio dovrebbe essere affidata all'aggiunto, Francesco Giannella.





