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Il Pasolini «riletto» a Trani nel terzo numero di «Lettera zero», la rivista diretta da Vito Santoro

Lettera zero è una rivista letteraria, diretta da Vito Santoro ed edita da ArcoIris multimedia, che si occupa principalmente di lettureratura italiana contemporanea. Nata nel 2015, non gode di alcun finanziamento pubblico ed è totalmente autofinanziata. La rivista tende, ci spiega Santoro «a coniugare la militanza critica con il rigore della ricerca accademica, occupandosi di autori contemporanei con un piglio diverso dal solito».

Il terzo numero è interamente dedicato a Pier Paolo Pasolini ed ha per titolo una sua citazione, tratta da Lettere luterane: «La prima lezione me l’ha data una tenda». L’anno scorso si commemorava il quarantesimo anniversario della scomparsa di uno degli intellettuali più influenti del 1900. «Non ci siamo voluti unire alle celebrazioni – prosegue Santoro - scegliendo di uscire non a ridosso del 2 novembre ma più tardi. Pasolini va studiato per il suo pensiero, la sua opera, la sua poesia, lasciando stare la grande morte».

I sette saggi della rivista, curati da Marianna Comitangelo e Antonio R. Daniele, scandagliano aspetti meno noti dell’opera pasoliniana. Prendiamo ad esempio l’approfondita documentazione fornita da Domenico Notarangelo in merito al film Il vangelo secondo Matteo. Notarangelo seguì il regista sul set e immortalò questa esperienza con degli scatti fotografici, alcuni dei quali presenti sulla rivista. Le sue pagine di “«Devono essere facce stronze, fasciste». Il mio Pasolini” (pp.11-17) sono proprio la trasposizione del racconto di quelle giornate trascorse a Matera a girare le scene per il film. E della cinematografia si occupa anche Paolo Lago in “Il volto sacro e lo scandalo della parola: Pasolini e Dreyer” (pp.59-72), che trova dei parallelismi tra Accattone, Il vangelo secondo Matteo, Teorema e Salò e il film La passione di Giovanna D’Arco del regista danese Carl Theodor Dreyer.

“Da La meglio gioventù a La seconda forma de «La meglio gioventù»: l’immagine che non ritorna” (pp.45-56) di Roberto Chiesi è una «geografia cinematografica – ci spiega Santoro – dei film di Pasolini. Chiesi fa “piazza pulita” del luogo comune secondo il quale l’ambientazione pasoliniana sia romana, degradata, violenta, borgatara. Infatti, ci si dimentica che la sua geografia cinematografica sia nettamente più estesa». L’autore friuliano ha fatto dei sopralluoghi in Palestina, a Matera, e per La trilogia della vita (Il Decameron, I racconti di Canterbury e Il fiore delle mille e una notte) si è totalmente discostato dalle ambientazioni tradizionali. Di Stefano Casi è “Pasolini fra teatro e cinema: prove di dialogo” (pp.75-92), un’analisi appunto della produzione teatrale e cinematografica.

Il saggio di Angela Felice, direttrice del Centro studi pasoliniano di Casarsa, “La pedagogia dello scandalo del professor Pasolini” (pp.23-34), si concentra sulla riflessione didattica delle sue opere.

Pasquale Voza, maestro accademico di Santoro, si è occupato del rapporto tra Pasolini e Zanzotto, nel suo saggio “Un «edificio misterioso, ma non enigmatico»” (pp.37-41). L’attenzione del professore dell’Università di Bari è catalizzata sulle recensioni di Pasolini a Vocativo e Beltà e sugli scritti che Zanzotto dedicò a Pasolini alla sua morte (come Pedagogia).

Importantissimo è il contributo di Walter Siti che in “Pasolini e Proust” (pp.95-122), scritto negli anni ’80, analizza il proustismo di Pasolini, di cui Siti è il massimo studioso (ha curato i dieci volumi de I meridiani) e che Santoro considera «il più grande scrittore italiano vivente». Siti trova che nelle poesie di Pasolini ci siano delle reminiscenze proustiane ben elaborate, sia dal punto di vista tematico che sul piano formale.

Perché oggi è importante parlare di Pasolini, qual è la modernità del suo pensiero? Per Santoro «la sua anti-modernità è la sua modernità. Pasolini viene tuttora visto come un’icona, perché era un reazionario sublime, un autore che si presta facilmente ad essere attualizzato perché, se leggiamo Scritti corsari, Petrolio, Lettere luterane, notiamo un atteggiamento contro il consumismo, la televisione, la perdita del sacro. Come possiamo non essere d’accordo con  lui?»

Pasolini è un autore che viene molto celebrato e poco letto, forse per la grande morte, forse per gli aspetti particolari della sua figura. «La prima lezione me l’ha data una tenda» ci aiuta a ricordare i motivi per i quali invece dovrebbe essere letto. 

Federica G. Porcelli


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