«Il prossimo obiettivo del progetto è l'abbattimento totale della recidiva: la statistica odierna riferisce che l'80 per cento di chi lavora in carcere non commette più reati, ma noi vogliamo giungere al 100 per cento, anche per un ulteriore abbattimento dei costi della detenzione a carico dei cittadini».
Così Luciana Delle Donne, fondatrice della cooperativa onlus Made in carcere, in occasione della presentazione della linea d'abbigliamento degli operatori dei bar affiliati alla Saicaf. avvenuta ieri nella casa di reclusione femminile di Trani.
Bruna Piarulli, direttore dell'istituto, conferma che «questo è un nuovo tassello di un percorso già avviato da tempo. Oggi c'è la volontà di far sì che il carcere diventi impresa e, nel, frattempo l'imprenditore ci venga a trovare. Tutto questo nel solco dell'orientamento del nostro ministero, che punta a fare sì che il carcere diventi, da luogo residuale a margine della società, una realtà viva e produttiva».
Allo stato, sono cinque le detenute che realizzano gli indumenti Saicaf, ma si sta lavorando per un ampliamento fino a venti. Se così fosse, ulteriore linfa per l'azienda, il cui amministratore delegato, Leonardo Lorusso, si dice «orgoglioso per noi e, soprattutto un territorio che usufruisce di questa opportunità. Con questo progetto coniughiamo l'aspetto tecnico per i baristi, quindi dare loro un prodotto agevole per il lavoro, affascinante, sportive ed elegante, con lo scopo solidale di questo percorso: dare una seconda chance a donne che meritano un pieno reinserimento nella società».
E intanto, Made in carcere continua a volare anche nei punti vendita del Gruppo Megamark: «Siamo sempre attivamente impegnati a trasformare in scontrini di vendita questo meraviglioso lavoro - dice il presidente dell'azienda, Giovanni Pomarico -, quest'enorme impegno di questa gente meno fortunata di noi, ma signore che a volte hanno davvero le mani d'oro che riescono a realizzare prodotti sempre più belli».










