«La crisi della giustizia in Italia è una crisi di lungo periodo, dura almeno da quarant'anni e, se non si è giunti ad una soluzione, vuole dire che i rimedi proposti erano sbagliati». Così il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Piercamillo Davigo, ieri sera al Polo museale, nel corso della prima giornata della XV edizione de 'I Dialoghi di Trani'.
Davigo ha spiegato che ritenere che la soluzione della crisi della giustizia «potesse essere investire rilevanti somme di denaro, aumentare le risorse e raddoppiare gli organici è stato un errore. In realta' - ha spiegato - può sembrare un paradosso, ma oggi gli uffici giudiziari stanno in piedi, malamente, grazie alla loro inefficienza, perché molti rinunciano sapendo che non arriveranno mai ad avere giustizia».
Il presidente dell'Anm ha voluto smitizzare, anche, il luogo comune secondo cui gli italiani spesso vengono definiti litigiosi: «Trovo questa definizione razzista - ha detto Davigo -. Invece il fatto è che in questo Paese il ricorso massiccio alla giustizia si spiega perché il sistema tutela più i delinquenti che le vittime».
L'ex pm di «Mani pulite» si è soffermato anche sulla durata del processo, sull'eccessivo numero di avvocati («nella sola Roma il loro numero corrisponde a quello di tutta la Francia») e sulla riforma del processo penale: «Si e' pensato che il processo accusatorio fosse la panacea a tutti i mali - ha concluso - e invece non e' stato così».
Per l'occasione, Davigo ha presentato il libro che ha scritto con Leo Sisti, dal titolo "Processo all'italiana". (Ansa)





