Proprio mentre ieri mattina, ai Dialoghi di Trani, Enrica Simonetti presentava il suo libro sulla morte della bracciante Paola Clemente ed il dramma del caporalato, una nuova tragedia si consumava ad Andria, dove un uomo moriva nei campi bevendo per sbaglio veleno al posto di quella che riteneva acqua.
Giovanni Di Benedetto, sul sito di Repubblica, descrive l'episodio riferendo che «la stessa cosa avrebbe fatto un'altra persona, viva per miracolo, adesso ricoverata in gravi condizioni in ospedale. Non si trattava di acqua, evidentemente, ma di una soluzione utilizzata in agricoltura per i vigneti sui quali stavano lavorando. Sull'accaduto indaga la Polizia, mentre il magistrato della Procura di Trani, Mirella Conticelli, ha disposto l'autopsia sul cadavere dell'anziano, che qualcuno ha trasportato all'ospedale di Canosa di Puglia. Gli inquirenti stanno cercando anche di stabilire se i due uomini fossero o meno assunti per lavorare in campagna».
La storia conferma quanto le difficoltà di chi lavora nei campi siano ben lungi dall'essere superate, a dispetto della legge recentemente emanata sul caporalato. «La legge è un conto - ha detto la giornalista della Gazzetta -, ma quello che accade oggi nelle campagne un altro, ed è dovuto anche all'assenza di controlli. Nell'ultimo dossier della Cgil le aziende agricole controllate sono state il 5% del totale, quindi pensiamo di fronte a cosa realmente ci troviamo».
L'autrice del libro ha anche rivelato un particolare agghiacciante: «Ho avuto una telefonata quest'estate che mi ha messo veramente nel panico, riferendomi che lo stesso autotrasportatore, che portava Paola Clemente nelle campagne di Andria, girava con lo stesso pulmino e nuovi lavoratori. Quindi una persona sotto inchiesta che continua indisturbata a fare quel lavoro per cui è indagata».
A detta di Simonetti, «non c'è legge che possa servire a sconfiggere una piaga come quella del caporalato, se non partiamo dall'etica personale che potrebbe guidare ciascuno. La logica delle multinazionali, quella del capitalismo, si scontrano con quella della dell'etica: se un imprenditore potesse calcolare quanto guadagno in meno potrebbe tollerare con un minimo di sfruttamento in meno, forse si farebbero passi in avanti enormi e, finalmente, si ritornerebbe a lavorare sul terreno della legalità».

