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Il centro Jobel compie dieci anni, il sindaco di Trani: «Ci piacerebbe si estenda, o si moltiplichi»

Quasi sempre le realtà sociali più belle nascono da un gesto di solidarietà. Anche il Centro Jobel, la cui casa di accoglienza ha da poco compiuto dieci anni di attività, è il frutto di donazioni di privati che avevano compreso l'importanza di concorrere alla realizzazione di uno spazio utile al prossimo e condiviso da tutti.  È così che nasce il centro Jobel, come risposta concreta all'impegno che, nell'ambito dell'emarginazione, la parrocchia di Santa Maria del Pozzo, attraverso l'associazione Promozione sociale e solidarietà, a partire dal 1995, ha profuso a favore di persone disagiate con problemi psicosociali e, spesso, senza riferimenti familiari.

All'inizio non vi era nulla, se non una vecchia segheria dismessa, in via Fiananzieri, i cui uffici furono messi a disposizione dei primi ospiti di una casa d'accoglienza che ancora sarebbe dovuta nascere. Solo nel 2000 arrivò la posa della prima pietra e la progressiva realizzazione del complesso di via Di Vittorio, «resa possibile - sottolinea il parroco, don Mimmo De Toma, massimo artefice del progetto che progressivamente avrebbe preso corpo - dalla donazione del terreno da parte della famiglia De Camelis e dalle risorse provenienti sia dalla parrocchia, sia da singoli benefattori».

Il centro Jobel, grazie alla compresenza nello stesso luogo delle strutture destinate alla casa di accoglienza, nonché degli spazi per la vita della comunità parrocchiale, rappresenta un esempio riuscito di integrazione sociale. Dal 7 maggio 2006, giorno in cui è stata inaugurata la casa di accoglienza, è stato compiuto un percorso ricco di servizi, progetti, iniziative tutte volte a dare espressione ad un'idea di solidarietà che metta al centro la persona. «L'auspicio - dice sempre don Mimmo - è proseguire per il futuro nel solco già tracciato in questi dieci anni, con l'impegno di interpretare sempre le istanze ed i bisogni emergenti».

Al centro di tale missione, vi è il Giullare, il festival nazionale «contro tutte le barriere», una rassegna estiva che porta a Trani, ogni anno, compagnie teatrali da tutta Italia a misurarsi tra loro e condividere con il pubblico esperienze di disagio superato grazie al palcoscenico. Il giullare è diventato un modello di integrazione per tutto il Paese e, probabilmente, meriterebbe ulteriore valorizzazione in città rispetto a quella che comunque già ha.

Di certo, se non ci fosse stato il centro Jobel, non ci sarebbe stato neanche Il giullare. Ed il sindaco, Amedeo Bottaro, lo riconosce e si augura «che vi sia la possibilità di fare estendere il centro a terreni adiacenti. L'amministrazione comunale sarebbe felicissima di concedere tutte le autorizzazioni perché questo avvenga, oppure che il centro si raddoppi da qualche altra parte perché, di queste realtà, più ne abbiamo e meglio è per tutta la comunità».


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