Il centro antiviolenza Save, di Trani, scelto come modello per il trattamento di casi riguardanti la violenza sulle donne.
La ribalta nazionale è arrivata con il servizio televisivo de Le iene, andato in onda ieri sera a cura di Luigi Pelazza, che ha incontrato un uomo che si è rivolto al programma di Mediaset per ricevere un aiuto tale da porre fine alla spirale di violenza che lui stesso innesca sulle donne di cui si innamora, o con cui ha una relazione.
Secondo quanto il pezzo racconta e documenta, più intenso è il legame, maggiore è la quantità di violenza che riversa sulle sue compagne, prese letteralmente a botte e pugni e mandate in ospedale.
L'intervista avviene sul fortino, con la cattedrale sullo sfondo ed il soggetto di spalle, ma, nel momento in cui l'inviato del programma si reca a casa di lei, dalle immagini si comprende bene che siamo in presenza di uno di quegli edifici unifamiliari o bifamiliari che Trani non ha.
In altre parole, siamo in tutt'altra parte d'Italia ed il caso, dunque, non riguarda persone del nostro territorio e tanto meno di Trani, mai nominata nel servizio.
Ma il nostro territorio, e soprattutto Trani, offrono professionalità in grado di spiegare cosa accade in questi casi, come comportarsi, a chi rivolgersi.
E qui la realtà è totale, come lo sono volto, nome e cognome della professionista che il Save ha scelto per proporsi alla telecamera: Tania Sotero.
La presenza di Pelazza era stata notata Trani lo scorso 22 ottobre e, in realtà lo stesso inviato televisivo si era piacevolmente intrattenuto con gli ospiti del centro Jobel dopo avere registrato le scene di competenza presso il centro antiviolenza Save che ha sede nello stesso luogo.
Dunque una Trani d'eccellenza, che fa da sfondo e supporto. Una Trani in positivo e non, almeno questa volta, che faccia direttamente notizia e diventi oggetto di cronaca in negativo.
Qui il servizio in podcast.






