«La maggiore percentuale di fruizione delle notizie resta legata ai telegiornali generalisti, poi segue Facebook. E questo mi preoccupa, perché la condivisione e conseguente decontestualizzazione dei contenuti può trasformarsi in disinformazione».
Così Francesco Giorgino, giornalista del Tg1, parlando ieri agli studenti del Liceo De Sanctis, in un incontro dal titolo «Sine cathedra», un "caffè giornalistico", a cura di docenti ed alunni del progetto di alternanza scuola–lavoro sul giornalismo, denominato “Job times”.
Introdotto dal dirigente scolastico, Grazia Ruggiero, e dal docente referente, Angela di Gregorio, ma soprattutto stimolato dalle domande dei ragazzi, Giorgino ha più volte soffermato l'interesse della discussione sulla trasformazione dell'informazione, da verticale, ad orizzontale, perché ciascuno può non solo condividere contenuti, ma autoprodursi informazione e diffonderla con i social network.
Giorgino non ha nascosto, peraltro, «che l'informazione è cambiata anche a causa della crisi economica, di cui ha risentito anche la Rai: abbiamo meno inviati e facciamo più "desk", ma ci sforziamo di rendere ai telespettatori un prodotto il più possibile completo ed equilibrato. Dalle nostre riunioni di redazione esce sempre un giornale televisivo caratterizzato dal bilanciamento degli argomenti e che offra anche una possibile chiave interpretativa su fatti che, nella maggior parte dei casi, la gente già conosce».
Fra le domande più gettonate, scoop e censura. Anche in questo caso, le risposte di Giorgino sono figlie dei tempi: «Con l'avvento di intenet, gli scoop non esistono praticamente più, perché un'informazione rimbalza ovunque in pochi secondi ed ogni primato è alquanto effimero. La censura? Parlerei piuttosto di autocensura, quando ci sentiamo condizionati rispetto a qualsiasi forma di potere. Come si supera? Con la specializzazione tematica, per avere sempre conoscenze tali da governare la materia di cui ci occupiamo».





