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VIDEO. A Trani, «per la prima volta davanti ad un pubblico di soli ragazzi», la testimonianza della missionaria ugandese Rosemary Nyirumbe

«Trentamila morti, centomila bambini-soldato, oltre due milioni di profughi»: è in queste cifre che si condensa il terrore seminato in Africa centrale (Uganda, Sudan del Sud, Congo, Repubblica centrafricana) sin dal 1987 dall’Esercito di resistenza del Signore (Lra). Il movimento è guidato da Kony, che si autoproclama “medium, portavoce dello Spirito Santo”. In questo difficile contesto, tra morte e terrore, agisce suor Rosemary Nyirumbe, nominata eroe dell’anno dalla “Cnn” nel 2007, inserita dal “Time” nella classifica delle cento donne più influenti del mondo, una donna che la fede «non la predica, la pratica».

Rosemary si è presentata ieri, in una conferenza presso la parrocchia di san Giuseppe, ai ragazzi della media Rocca-Bovio-Palumbo, con una grande sorriso ed borsa fatta di scarti di lattine perché, ha detto in inglese, e i ragazzi hanno potuto comprendere grazie alla traduzione della professoressa Marilina Lonigro, che ha svolto funzioni di interprete, «anche dalla spazzatura può nascere qualcosa di buono». Forse in questa frase è racchiuso il senso di una missione: in questo mondo-spazzatura c’è qualcuno che può testimoniare una azione di pace. «La pace potete farla anche voi, nel vostro piccolo, restituendo dignità alle persone». Ed è proprio quello che fa Rosemary, emozionata per aver incontrato, per la prima volta, un pubblico composto esclusivamente da ragazzi.

«Quando mi hanno detto di andare in questa scuola – ha raccontato -, ho conosciuto ragazzi che non avevano istruzione. Alcuni a cinque anni erano stati cacciati di casa perché i ribelli li avevano costretti ad uccidere i propri familiari e le loro famiglie li avevano respinti. E mi sono resa conto che avevano bisogno di amore, cura e compassione. Questi bambini, gli “invisiblechildren”, mi hanno insegnato come fare a meno del mio orgoglio, uscire da me stessa». A loro la religiosa ha insegnato a cucinare, cucire, leggere e studiare. Perché la dignità è fatta soprattutto di riscatto. Toccante la storia di Charol: era stata rapita dai ribelli insieme a sua sorella. Quando aveva chiesto loro di aiutare la sorella a proseguire un cammino troppo impervio per lei, le era stato risposto: «Fallo tu, portandola in braccio, oppure scegli tra la tua vita e quella di tua sorella». Charol ha dovuto uccidere sua sorella. «Per molto tempo – racconta Rosemary – si è sentita in colpa per quello che ha fatto. Io le ho detto che Dio l’ha perdonata e le ho insegnato a cucire, perché l’ago che cuce i vestiti può anche cucire le anime spezzate di queste bambine». Ragazze sequestrate, brutalizzate e rese schiave sessuali dei miliziani. Ragazze-madri a 15, 16 anni, che dai ribelli hanno avuto anche più figli. «Suor Rosemary, guida della scuola di Santa Monica a Gulu, della congregazione del Sacro Cuore di Gesù, pensa di non fare imprese straordinarie ma piccole cose fatte con amore, vicino alle sue ragazze», si legge nel libro “Rosemary Nyrumbe. Cucire la speranza. La donna che ridà dignità alle bambine soldato” scritto da Henderson Nancy e WhittenReggie.

Gli studenti hanno posto diverse domande a suor Rosemary, porgendole dei doni. Le insegnanti hanno ringraziato il parroco Francesco Lanotte per l’ospitalità.

Federica G. Porcelli

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