Il Tribunale di Trani in composizione collegiale, nella tarda mattinata di oggi, emetterà la sentenza a carico degli analisti di Standard & Poor's e Fitch, accusati di manipolazione del mercato. Infatti, secondo la tesi della Procura, con i loro report, considerati distorti, avrebbero determinato l'ingiusto declassamento, nel gennaio 2012, il rating dell’Italia.
Il reato di manipolazione del mercato che prevede pene fino a sei anni e multe fino a 5 milioni per «chiunque diffonda notizie false o ponga in essere operazioni simulate o altri artifizi concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo di strumenti finanziarì».
Oggi, dunque, il presidente della sezione competente, Giulia Pavese, chiarirà se le due agenzie abbiano diffuso notizie false e compiuto artifizi per declassare l’Italia. Per la pubblica accusa «sicuramente, perché all’epoca dei fatti il Bilancio dell’Italia stava messo meglio di tutti gli altri Paesi dell’Ue e, quindi, l’Italia non doveva essere declassata». Per la difesa, invece, le accuse non rispondono alla verità storica dei fatti e sono frutto dell’immaginazione del pm, Michele Ruggiero.
Il titolare dell'indagine ha chiesto le seguenti condanne: due anni per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P; tre anni ciascuno per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per S&P è stata chiesta la sanzione di 4,6 milioni. Le difese, invece, hanno chiesto l’assoluzione degli imputati per insussistenza del fatto.
A seguire, il Tribunale emetterà l’altro verdetto di giornata, in merito al processo a carico di David Michael Willmoth Riley, all’epoca dei fatti capo rating sovrano di Fitch. Per lui, Ruggiero ha chiesto la condanna a nove mesi.
