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Trani e la fine ingloriosa della targa per i caduti sul lavoro, Capone: «Ne ricollocheremo una in quello stesso posto»

«La targa verrà ricollocata quanto prima al suo posto. È inaccettabile questa distrazione, che non tiene conto del valore sociale e politico di quella targa, né della nostra memoria storica». Questo quanto dichiarato dall’assessore ai lavori pubblici del Comune di Trani, Giovanni Capone, da noi raggiunto telefonicamente, in merito alla collocazione della targa che ricordava tutti i caduti sul lavoro, posta sulla facciata di palazzo Candido ed adesso non più presente.

Di questo, avevamo scritto alla vigilia del Primo maggio. “Ai caduti sul lavoro di ogni tempo e Paese la Città pose”: questa la frase incisa su quella targa, l’unica in città che ricordasse i morti sul lavoro, come ci dice Luigi Magnifico, segretario di Spi, Sindacato pensionati italiani – Cgil, di Trani. «Installata tra il 1968 ed il 1969, era sicuramente presente fino al primo maggio 2015, quando vi ponemmo per l’ultima volta una corona di fiori».

Sembra che sia stato quello l’anno nel quale la targa sia poi caduta dal suo supporto, rompendosi. E non escludiamo che sia stata rotta. Non solo: è molto grave che nessuno se ne sia accorto o non abbia segnalato in tempo reale l’eventuale presenza di frammenti per terra, fino al giorno del nostro articolo. Evidentemente era qualcuno che non ha memoria storica e nemmeno sapeva che targa fosse. Una targa importante: dal quel punto esatto della città, per anni, sono partiti i cortei del Primo maggio.

Una targa che non rappresenta solo una semplice inscrizione sulla pietra, come scrivono anche gli attivisti del Comitato bene comune. Così Vincenzo Ferreri: «Non era solo una targa. Era il ricordo di tutti  i lavoratori morti  sul lavoro. Era il ricordo della conclusione di molte manifestazioni cittadine del primo maggio che terminavano con la posa di una corona loro dedicata. Era il ricordo di discussioni sulla condizione dei lavoratori e della loro dignità al termine  di ogni corteo».

Questa la conclusione della nota: «Noi  a quella targa non  rinunciamo, così come non rinunciamo all’eredità di  operai, contadini  e  lavoratori della nostra  città che hanno consentito il  riscatto del nostro paese dal  dopoguerra ad  oggi e di cui siamo orgogliosi».

Federica G. Porcelli


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