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A Sanremo e ritorno, Serena Brancale tra applausi e riconoscenza: «Grazie Trani, hai sempre creduto in me»

Un anno e mezzo fa cantò “Galleggiare” a Sanremo. Da allora galleggia nell’oro della critica, che difficilmente trova difetti in quello che fa, anzi ne esalta le qualità. E se ci fermassimo a quella, la soddisfazione sarebbe soprattutto morale. Invece le ha strizzato l’occhio, fra gli altri, anche Mario Biondi, e questo potrebbe essere il ponte giusto per unire, alla tecnica indiscutibile, anche il successo.

Nel frattempo, Serena Brancale è tornata ad esibirsi in una Trani che sente sempre più come sua città adottiva, mostrando un'accresciuta maturità musicale, grazie ai pezzi che lei stessa scrive e che i musicisti che l’accompagnano degnamente esaltano, a cominciare dal pianista, Alfonso Deidda, primo ad essere citato sul palco dalla cantautrice.

Il gusto delle cose, che ha aperto la serata, è estratto da Galleggiare, come pure La mia anima, dedicata al nonno napoletano, colui che ebbe il merito di fare accostare Serena al jazz facendole ascoltare Sarah Vaughan ed Ella Fitzgerald.

Serena canta con disinvoltura, mostrando di avere fantasia sia nelle parole, sia nell’estensione vocale, e non manca di divertirsi nei vocalizzi sui controtempi della batteria di Dario Panza.

La sala è sufficientemente gremita e non esita ad accompagnare a tempo la cantante, il cui obiettivo di scaldare il pubblico si concretizza con l’incedere del concerto. E Serena non manca di ringraziare la platea, “per avere condiviso numerosi questa serata con me”

L’esibizione dell’Impero, nell’ambito della rassegna Jazz e dintorni, a cura di Babalù e Music art management, direttore artistico Carlo Gallo, giunge all’indomani del compleanno dell’artista, che sembra scandire con la batteria elettronica gli anni alle spalle, producendosi anche in un monologo in dialetto pugliese in cui si prende in giro qualificandosi come «quella che se la suona e se la canta».

Al pubblico di Trani Serena dedica proprio Galleggiare, «perché qui più che altrove avete creduto in me, e lo avete fatto prima di Sanremo: di questo vi sarò eternamente grata».

Nella parte finale del concerto non manca la cover, individuata in I feel for you, di Prince, portata al successo da Chaka Khan, pezzo che a sua volta esalta le doti, oltre che di Serena, del bassista e contrabbassista della formazione, Daniele Sorrentino.

Ringraziamenti finali a musicisti ed organizzatori, al fonico, Cosimo Giangrande, ed allo stilista, il confermatissimo Alberto Corallo, che già vestì Serena all’Ariston. Bis finale e sipario su una rassegna bella nella sua sobrietà, e che merita di fare notizia non soltanto per l'infarto sulla scena di Massimo Lopez, ma anche, e soprattutto, per la bella musica che ha saputo regalare.

Ad aprirla il concerto di Gegè Telesforo, poi Nick the Nightfly e Fabio Concato. Il 3 novembre, come da noi anticipato, Lopez recupererà il concerto improvvisamente interrotto a causa del suo malore, e questo sarà il segno del fatto che la rassegna è destinata a proseguire ed essere, anche, una fucina di talenti. Lo hanno degnamente dimostrato coloro che si sono esibite in apertura del concerto della Brancale: un «talent tribute jazz» con Martina Landry, Celeste Corrado, Mary Grace e Giovanna Curatola.


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