Ieri sera la comunità parrocchiale di San Giuseppe ha commemorato don Aldo Martucci, fondatore e primo parroco, nel trentennale della scomparsa.
La messa è stata celebrata dal novello sacerdote don Aurelio Carella che proprio in questa comunità parrocchiale ha maturato la sua vocazione sacerdotale. Hanno preso parte alla celebrazione anche Monsignor Savino Giannotti, don Mimmo Capone, don Mimmo De Toma, don Raffaele Sarno, don Dino Cimadomo, il diacono Enzo Selvaggio, il viceparroco don Francesco Mastrulli ed il parroco don Francesco La Notte.
Nell'omelia don Aurelio ha ricordato la figura di don Aldo e, citando alcuni passi dell'omelia tenuta da Mons. Martucci nel 1960 in occasione della inaugurazione della nuova chiesa, ha sottolineato le idee pastorali che ne hanno contrassegnato il ministero sacerdotale.
La commemorazione è proseguita dopo la messa con la lettura, affidata a Marco Pilone, di alcuni brani tratti dal libretto “Il segreto di un Parroco” del professor Umberto Ronco che – in occasione dell'avvio della pratica di sepoltura privilegiata – ampliò e dette forma letteraria al curriculum vitae di don Aldo e che si avvalse, per la descrizione strutturale e artistica del Tempio, della preziosa e competente collaborazione del professor Aurelio Carella.
La melodia di un canto caro a don Aldo, eseguita alla chitarra da Enzo Lestingi, ha accompagnato la lettura di tre “quadri” dell'attività religiosa e civile del parroco Martucci: l'attenzione alla cultura, l'azione infaticabile per la costruzione di una chiesa che fosse bella ed accogliente anche dal punto di vista architettonico, l'impegno per la diffusione del Vangelo attraverso l'uso degli strumenti della comunicazione sociale.
La commemorazione si è conclusa ricordando don Aldo con le parole della testimonianza inviata a suo tempo dalla professoressa Franca Trombetta: “So che è stato un santo, sacerdote infaticabile nel bene delle anime, conscio della sua alta missione, attivissimo nel rendere sempre più efficiente e grande la sua chiesa, a cui ha dedicata tutta la sua vita” e l'invito di don Francesco La Notte a considerare tutto l'anno come una occasione per “raccontare” in maniera viva don Aldo, attraverso le sue opere e le sue intuizioni, doni preziosi per tutta la comunità.


