«L'unico soggetto giuridico legittimato e qualificato ad avviare costruttivi e giuridicamente rilevanti confronti con i numerosi imprenditori, locali e non, interessati alle sorti dell'area in questione è soltanto il Comune di Trani, nella persona del suo legale rappresentante». Così l'avvocato Maria Paola Larato, curatore fallimentare dell'ex sciala Antonio De Simone, sul lungomare Cristoforo Colombo, glorioso stabilimento di coltivazione e stabulazione dei mitili ormai dismesso da molti anni e in stato di progressivo abbandono.
Un degrado nato, soprattutto, da un'ambiguità di fondo scoperta dallo stesso curatore fallimentare. Infatti, «il fallimento della De Simone Vincenzo & C. Sas è stato dichiarato dal Tribunale di Trani il 25 ottobre 2013 - fa sapere l'avvocato Larato -, ed è tutt'ora pendente pur essendo state sollecitamente ultimate le operazioni di vendita dei beni appresi alla procedura. Ma, alla data del fallimento - precisa il curatore fallimentare -, la concessione demaniale relativa a quell'area risultava essere scaduta sin dal 31 dicembre 2010, così che la stessa non è mai stata acquisita alla procedura fallimentare quale posta attiva della società in bonis».
In altre parole il fallimento della De Simone non teneva conto della scadenza della concessione demaniale, sulla quale sarebbe stato proprio il curatore fallimentare a fare luce. Al punto che, soltanto a seguito di pressanti iniziative della stessa curatela fallimentare, il Comune di Trani ha “formalmente” dichiarato la decadenza della concessione demaniale con un provvedimento del 2014 ed un altro, in rettifica del primo, del 2015.
In presenza di questi due provvedimenti, Vincenzo De Simone, erede dell'attività, sempre nel 2015, proponeva ricorso presso il Tar Puglia contro il Comune di Trani, impugnando la decadenza disposta dal suo dirigente. Il Comune di Trani nel giudizio era contumace ed il Tar accoglieva la tesi del ricorrente. A tale sentenza il curatore fallimentare si opponeva, chiedendone la riforma per la conferma della decadenza della concessione demaniale, circostanza che adesso è avvenuta.
Infatti, il Tar Puglia ha confermato la decadenza della concessione demaniale già dal 31 dicembre 2010. «Ne consegue - sottolinea l'avvocato Larato - che la concessione demaniale non è mai entrata a fare parte delle poste attive del bilancio societario alla data del fallimento che, a sua volta, è sempre stato estraneo alla vicenda legata alla decadenza dalla concessione demaniale, proprio perché avvenuta prima del fallimento stesso».
Il pronunciamento del Tar, a questo punto, pone il curatore fallimentare completamente al di fuori della mischia mentre invece, fino ad oggi, era stato ripetutamente interpellato per questioni non più attinenti le sue mansioni. Morale della favola, l'intera responsabilità dell'area è del Comune di Trani e, più passa il tempo, maggiori sarebbero le sue responsabilità omissive.
Recentemente, un incendio ha distrutto una porzione dei vecchi uffici ed i rischi per l'incolumità pubblica non sono di poco conto. Allo stato, non solo ci sono progetti di chicchessia per il rilancio dell'area, ma nessun intervento di messa in sicurezza è stato attuato. E questo, oltre sentenze e burocrazia, è il dato di fatto più allarmante.


