Quarantaquattro utenti esclusi dalla misura dei buoni servizio destinati all’Ambito di zona Trani-Bisceglie, per esaurimento dei fondi regionali. È quanto emerge dalla graduatoria pubblicata qualche giorno fa. A fare le spese dei tagli ai servizi sociali da parte della Regione Puglia, ben 44 famiglie su 84 richiedenti.
È innegabile che la perdita definitiva dei fondi destinati ai buoni servizio comporterebbe dei forti danni psicologici in disabili già soggetti a una situazione di fragilità, in anziani non più autosufficienti, in famiglie che, a questo punto in maniera del tutto solitaria, devono farsi carico di familiari che all’interno dei centri hanno trovato, anche per via di lunghi anni di permanenza, un proprio equilibrio. Le famiglie sono molto amareggiate; gli utenti si sentono smarriti; i lavoratori del settore sociale in difficoltà, per il timore di perdere il proprio posto di lavoro, venendo meno il numero di utenti che fruirebbero dei servizi.
Ma partiamo con ordine. I buoni servizio sono dei buoni economici per la conciliazione vita-lavoro, spendibili dalle famiglie pugliesi nei servizi e nelle strutture dedicate alle persone non autosufficienti. Parte di questi sono garantiti dalla Asl (che ha sempre pagato), parte dalla Regione. All’Ambito di zona Trani-Bisceglie sono stati destinati 444.886,30 euro e, come dicevamo, saranno erogati 40 buoni servizio: 7 al centro diurno socio-educativo e riabilitativo Jobel (Trani); 14 al centro diurno socio-educativo e riabilitativo Uno tra noi (Bisceglie); 11 al centro diurno per il supporto ai soggetti affetti da demenza, villa Nappi (Trani); 8 al centro diurno per il supporto ai soggetti affetti da demenza Lasciati raccontare (Bisceglie). Le altre 44 domande sono state ammesse ma non finanziabili. In pratica, i restanti 44 utenti potranno sì usufruire dei servizi, ma pagando una retta di 31,12 euro al giorno. Retta che alcune famiglie con Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) basso non possono pagare.
Questo perché l’avviso regionale attribuisce un punteggio che tiene conto dell’Isee ordinario (con un punteggio pari a 70 per chi ha per esempio un Isee pari a zero) e dei carichi familiari (del numero, cioè, di componenti del nucleo familiare). Nella graduatoria, quindi, si dà priorità a chi ha punteggio pari a 100 (70 per un valore dell’Isee ordinario pari a 0; 30 perché il disabile è solo), escludendo chi, ad esempio, ha invece un totale di 76,157 punti (51,157 per l’Isee; 25 per il nucleo familiare, composto da 4 persone). Si tratta di un’anomalia in quanto secondo l’Inps, come si legge sul sito dell’Istituto, l’Isee da considerare per questi servizi in favore di un disabile deve essere quello ristretto, che riguarda cioè il solo disabile, non quello ordinario. Sembra poi anche strano che non siano state stilate due diverse graduatorie: una per Trani, una per Bisceglie.
«Abbiamo subito inviato una nota alla Regione» ci ha fatto sapere l’assessore al ramo, Debora Ciliento. Infatti, le amministrazioni di Bisceglie e di Trani hanno scritto all’assessore al welfare della Puglia, Salvatore Ruggeri ed al Dirigente della programmazione sociale ed integrazione socio-sanitaria, Anna Maria Candela, ribadendo che i 44 utenti che non usufruiranno più della retta compongono nuclei familiari molto fragili e hanno necessità di un’assistenza qualificata diurna. L’Ambito dispone di altre risorse economiche che potrebbero essere reindirizzate.
Federica G. Porcelli

