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Vent'anni fa moriva Ivo Scaringi, Procacci: «Trani faccia qualcosa per non dimenticarlo più di quanto non abbia già fatto»

Benemerenze, “sigilli”, a Trani un’onorificenza non si nega a nessuno. Per carità, tutte (o quasi) legittime. Poi però a Trani ci si dimentica dei concittadini più illustri. È il caso di Ivo Scaringi, il pittore più famoso della storia della nostra città. Il 25 giugno ricorrono i 20 anni dalla morte del grande artista tranese, ma è una ricorrenza che passerà sotto silenzio e chissà per quale ragione.

Certo al Comune non potranno dire che non sapevano, perché so per certo che del ventennale della morte di Scaringi l’assessore Di Lernia sapeva da mesi. E certo non potrà “scaricare” la responsabilità sull’attuale gestore di Palazzo Beltrani, dove peraltro ha sede una pinacoteca intitolata proprio a Ivo Scaringi.

Ecco, quello in effetti è stato l’ultimo autentico riconoscimento da parte del Comune di Trani alla memoria del pittore, iniziativa di cui va dato atto all’ex sindaco Tarantini. La pinacoteca doveva servire a valorizzare le opere del maestro Scaringi, doveva diventare un cardine dell’offerta culturale della nostra città e invece da quel momento il buio più totale.

Le opere di Scaringi sono lì, ma nessuno lo sa. Perché a quasi dieci anni dalla riapertura di Palazzo Beltrani, la mostra permanente delle opere di colui che è ritenuto uno dei mae­stri della pittura pugliese con­temporanea a partire dagli anni Sessanta è stata solo mortificata. L’ultima della serie è la riduzione degli spazi dedicati ai quadri di Ivo, con una rotazione delle opere concesse in comodato (con obbligo di esposizione) al Comune di Trani dalla famiglia Scaringi. Da cittadino tranese mi sento offeso e ritengo che debbano sentirsi offesi tutti gli uomini e le donne di cultura della nostra città.

Ivo Scaringi rappresenta la Trani migliore, Ivo Scaringi è uno dei massimi esponenti della cultura non solo tranese ma anche pugliese. Tarantini aveva fatto una grande cosa, dotando la nostra città per la prima volta di una pinacoteca. La famiglia Scaringi aveva fatto il resto, concedendo in comodato gratuito praticamente quasi tutta la produzione dell’artista, 120 opere, 40 anni di indelebili tensioni morali e culturali di alto profilo, di impegno intellettuale: dai quadri sui temi di denuncia sociale (fu tra i primi a rappresentare la piaga del caporalato in agricoltura) ai paesaggi murgiani, dal mistero della forma alle nature morti, passando per le vegetazioni e le ricognizioni sui monumenti.

Dieci delle famose “cento stanze” di Palazzo Beltrani erano state dedicate alle opere del maestro Scaringi. Troppe, evidentemente, per l’amministrazione Bottaro, che ha disposto la riduzione degli spazi. Per far posto a chi? O a cosa? Cosa ne devono fare delle 100 stanze di Palazzo Beltrani? E non mi si venga a dire che la famiglia Scaringi ha firmato una convenzione che prevedeva la rotazione, perché se a persone che sono state mortificate per anni gli garantisci che finalmente la produzione artistica di Ivo sarà valorizzata ma è necessario ridurre il numero dei quadri in esposizione è chiaro che accetteranno, ma per me “offerte” di questo genere hanno una definizione ben precisa.

Scaringi è morto 20 anni fa. Avrebbe dovuto rivivere con la pinacoteca e invece è morto due, tre, cinque, dieci, venti volte. Era schivo e solitario, le luci dei riflettori non gli sono mai piaciute. Forse in fondo non è che neanche troppo dispiaciuto del trattamento che gli è stato riservato da morto.

L’amministrazione Bottaro vuole candidare Trani a città della cultura. Bell’inizio, non c’è che dire.

Antonio Procacci - Cittadino di Trani


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