Il Gip del Tribunale di Trani, Raffaele Morelli, ha archiviato per «infondatezza della notizia di reato» l'inchiesta per usura bancaria a carico di 62 ex, o attuali, figure apicali di Monte dei Paschi, Bnl, Unicredit e Popolare di Bari, nonché Banca d'Italia e Ministero del Tesoro, fra cui l'attuale ministro delle Politiche europee, Paolo Savona.
I vertici degli istituti di credito erano indagati per avere praticato - secondo l'ipotesi dell'ex sostituto procuratore di Tani, Michele Ruggiero, - tassi e interessi usurari sui finanziamenti concessi, dal 2005 al 2012, ad alcuni imprenditori del nord barese. I dirigenti di Palazzo Koch e Ministero rispondevano, invece, del concorso morale nel reato contestato.
Tra gli indagati figuravano nomi di spicco fra cui, oltre a Savona (per fatti relativi al suo passato ruolo in Unicredit), Alessandro Profumo (ex Ad di Unicredit), Luigi Abete (presidente di Bnl), Giuseppe Mussari (ex presidente di Mps), Marco Jacobini (presidente di Popolare di Bari), e, ancora, Fabrizio Saccomanni (ministro dell'Economia durante il governo Letta) e Anna Maria Tarantola (poi presidente Rai) per i loro ruoli in Banca d'Italia.
Un anno fa lo stesso Pm aveva avanzato al Gip richiesta di archiviazione, dopo avere rilevato, sulla base delle argomentazioni della perizia effettuata dai funzionari della Banca d'Italia, la carenza dell'elemento soggettivo del reato a carico degli indagati».
Il Gip Morelli, nonostante le opposizioni presentate da alcuni denuncianti, ha accolto nei giorni scorsi la richiesta di archiviazione, spiegando che, nell'analisi dei loro consulenti, «è mancata simmetria tra le metodologie di calcolo ai fini del test di usura, e che pure i periti della Procura hanno disapplicato le istruzioni della Banca d'Italia, inserendo anche la commissione di massimo scoperto nel computo del tasso soglia anche nel periodo antecedente all'1 gennaio 2010».
Secondo il giudice, inoltre, non ci sarebbe dolo diretto nella condotta del dirigente bancario «che abbia praticato eventualmente condizioni usurarie in adesione alle istruzioni provenienti dalla Banca d'Italia», tanto meno «quale cosciente volontà di conseguire vantaggi usurari».
Infine, il Gip ha ritenuto che, a carico dei dirigenti di Palazzo Koch, «non è ipotizzabile alcun concorso rilevante nei reati contestati alle banche».
(fonte, Rainews)
