La stagione estiva è da tempo alle spalle, ed anche questa si è chiusa con un bilancio decisamente positivo dal punto di vista della balneazione. Restano, però, le insidie soprattutto legate alla plastica vagante: il mare la restituisce ai litorali e l'Adriatico è quello con la maggiore presenza di questo fenomeno che, certamente, rappresenta un grosso pericolo per l'ambiente.
Di questo, e molto altro, si è parlato nell'incontro tenutosi venerdì sera alla Lega navale di Trani, in collaborazione con Comune e Legambiente, intorno al tema dell'inquinamento della plastica in mare. Ospite principale dell'evento, Nicola Ungaro, biologo marino, dirigente di Arpa Puglia, tornato a Trani a distanza di quattro anni e mezzo dall'occasione precedente, quando al circolo Arci si era discusso dello stato del mare con riferimento ai rischi legati al cattivo funzionamento dei depuratori comunali ed agli scarichi abusovi.
Ebbene oggi, come allora, Ungaro ha confermato uno stato di complessiva sicurezza del mare nel nostro territorio: «Certamente le condizioni mare pugliese rispecchiano una situazione generale di buono stato, perché il 98 per cento dei punti da noi monitorati evidenzia una qualità delle acque eccellenti. Ovviamente ci sono piccole criticità in corrispondenza degli scarichi, ma bisogna ricordare che, comunque, le acque in corrispondenza dei scarichi sono vietate alla balneazione».
Arpa Puglia ha competenza su circa 1000 chilometri di costa, che sono evidentemente una vastissima area, lungo la quale l'agenzia ambientale regionale monitora 676 punti per sei mesi l'anno, che sono quelli dedicati alla balneazione. Se le presenze di enterococchi ed Escherichia coli paiono minime e nei limiti, «altre piccolissime criticità sono dovute a particolari situazioni soprattutto d'estate - ammette Ungaro -, quando la temperatura superficiale delle acque raggiunge temperature elevate».
Questo aspetto, negli ultimi anni, si sta manifestando con chiazze di quella volgarmente chiamata «schiuma» sulla superficie del mare a ridosso della riva: secondo Ungaro «è legato non a fenomeni di inquinamento, ma ai cambiamenti climatici in corso a livello globale, da cui la Puglia non è esente».
Chiarito meglio lo scenario, resta proprio la plastica quale principale insidia del mare: «Dal 2014 stiamo conducendo anche un monitoraggio della plastica - fa sapere Ungaro -, ed abbiamo individuato delle aree di criticità che, paradossalmente, non sono relative al territorio pugliese. Infatti, quelle che vengono spiaggiate sulle coste, o anche le stesse plastiche che galleggiano in mare, molto spesso non sono dovute al rilascio di rifiuti a livello locale, ma al gioco delle correnti e delle onde, che le fa spostare in altre aree senza che queste ne siano i produttori. Di certo - conclude Ungaro - la situazione peggiora proprio nell'Adriatico pugliese, rispetto allo Ionio, ma solo in relazione alla circolazione generale delle acque».



