A partire dalle 9.30 di venerdì 15 marzo è istituito il divieto di transito in: via Tasselgardo (scuola liceo “De Sanctis”, dove avverrà il raduno), lungomare Chiarelli, piazza Plebiscito, via Cavour, piazza della Repubblica, via Aldo Moro, corso Imbriani, corso V. Emanuele, via Fusco, Palazzo di città. Infatti, anche alcune scuole di Trani, grazie al circolo cittadino di Legambiente, aderiscono allo sciopero mondiale "Global strike for future".
Il trionfo dell’individualismo e il generale disinteresse verso i temi ambientali, grazie a Greta Thunberg si smorzano e perdono la loro forza. È grazie a questa caparbia sedicenne svedese che una schiera di persone - fatta di studenti, associazioni e liberi cittadini - scioperano nelle piazze di tutto il mondo per porre un argine al cambiamento climatico.
Si terrà infatti il 15 marzo il «Global strike for future», lo sciopero internazionale per il futuro nato dal movimento “Friday for future”, promosso da Greta Thunberg, per chiedere ai Governi interventi immediati contro il riscaldamento globale. Se in Italia sono 117 gli appuntamenti in cui Legambiente sarà in prima linea (su 140 in totale), nel mondo sono 1.325 distribuiti in 98 paesi. L’Italia è seconda dopo la Germania (190) per numero di adesioni e spiccano gli Stati Uniti con 136 eventi.
Durante la manifestazione Legambiente ribadirà il proprio “no” alle estrazioni di petrolio e gas che vedono la costa pugliese al centro di una vasta istanza di prospezione di idrocarburi, che interessa il medio e basso adriatico.
Il Rapporto speciale dell’IPCC sull’aumento di 1,5 °C rispetto alla temperatura media terrestre dell’era preindustriale mostra che un’azione climatica inadeguata avrà effetti catastrofici sulle attuali e future generazioni, con danni irreversibili sugli ecosistemi e sulla vita delle persone. A questo proposito, Legambiente ricorda che sono 453 i fenomeni meteorologici riportati dalla mappa CittàClima.it, che dal 2010 ad oggi hanno provocato danni nel territorio italiano (277 i comuni dove si sono registrati eventi con impatti considerevoli) e ancora più rilevante è il prezzo che continuiamo a pagare in termini vite umane e feriti: in seguito a 15 eventi estremi registrati nella penisola, sono oltre 189 le persone vittime del maltempo, con 4 morti nei primi mesi del 2019. A ciò si somma l’evacuazione di oltre 45mila persone a causa di eventi come frane e alluvioni che hanno segnato gli ultimi 18 anni. Senza dimenticare che il 2018, secondo le registrazioni del Consiglio nazionale delle ricerche-Isac di Bologna, è stato l’anno più caldo dal 1800 ad oggi, con un’anomalia di +1,58 °C sopra la media. Secondo il rapporto di Munich Re, il 2018 ha registrato 850 disastri naturali a livello globale, tra cui soprattutto alluvioni, inondazioni, frane (46%), uragani e tempeste (42%), per un costo stimato in 160 miliardi di dollari. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità, costata circa 4 miliardi di dollari.
