Leonardo si reca in una sala giochi e piazza una scommessa sportiva ipotizzando che Chelsea e Tottenham segnino almeno due reti nelle loro rispettive partite. La scommessa doppia determina una «quota 2», che invoglia il giocatore a consegnare al cassiere 10 euro per vincerne 20.
La scommessa si rivela vincente ed il cassiere consegna a Leonardo 20 euro: lo scommettitore si rimette nel portafoglio i 10 inizialmente giocati e piazza un'altra scommessa da 10 euro su un altro mercato, reinvestendo la vincita effettiva.
L’esempio è utile per provare a spiegare la differenza tra lo speso ed il giocato, secondo la tabella proposta dall'Agenzia delle dogane, con riferimento al volume del gioco nel 2018.
Lo speso è la quantità di denaro effettivamente versata dalle tasche degli scommettitori, ma il giocato è la somma di quelle scommesse e di tutti i nuovi investimenti con le vincite, che però non sempre portano ad ulteriori vincite.
Per questo motivo i dati del giocato superano di gran lunga le vincite, ed il fatto che la quantità di queste sia superiore allo speso non significa che i giocatori abbiano chiuso il 2018 in attivo: nel migliore dei casi potrebbe registrarsi un lieve utile o un pareggio, ma nella maggior parte delle circostanze, chi più chi meno, chiude l'anno solare del gioco con delle perdite anche abbastanza significative.
Per la cronaca, nella Provincia di Barletta-Andria-Trani la differenza tra giocato e speso è 397 milioni di euro e pertanto, con vincite, nell'ordine dei 394 milioni di euro, le perdite sarebbero state di «appena» 3.000.000.
Va però detto che l’erario si porta via 60 milioni, e quei 3 milioni «virtuali» fanno riferimento a giocatori bravi e fortunati, ma anche a meno bravi e sfortunati.
Di conseguenza il gioco, che già si chiude con numeri passivi, per molti rappresenta un muro del sogno assolutamente invalicabile, e dal quale è facile cadere e farsi molto male.
