Andrà in onda questa sera alle ore 21.15 su La7 il docufilm dal titolo «Siamo tutti Alberto Sordi?», scritto e diretto dal regista e sceneggiatore tranese Fabrizio Corallo, presentato in anteprima al Teatro Argentina di Roma.
La presentazione fu un autentico trionfo per Corallo, a lungo applaudito alla fine della proiezione e che ha ricevuto, fra gli altri, i complimenti di Walter Veltroni, presente in sala, ed autore di alcuni fra i contributi al lavoro, insieme con Michele Serra, Renzo Arbore, Gigliola Scola, Pierfrancesco Favino e Carlo Verdone.
Tutti loro, ed altri ancora, sono fra i tanti testimoni della parabola di Sordi, nato il 15 giugno 1920 e protagonista di 187 film in 60 anni, nel corso dei quali si fece specchio della italianità ed interprete, prevalentemente, dei suoi tratti meno
Corallo, anche e soprattutto grazie al materiale messogli a disposizione dal circolo del cinema Dino Risi, ha lavorato su almeno 140 di quei film, facendone un'abile e mirata sintesi per mostrare un Alberto Sordi a 360 gradi, dagli esordi all'apice della carriera, e soprattutto il suo straordinario rapporto con alcuni dei nomi più famosi del cinema italiano come De Sica, Fellini, Risi e Monicelli.
Fra le dichiarazioni recuperate, quella in cui Sordi afferma che «se devo fare un personaggio vero, autentico, devo fare uno che dice le bugie, che si nasconde, che ha paura».
Ma è solo uno dei tanti passaggi significativi nell'ora e mezza di pregevole prodotto realizzato da Corallo, che racconta trasformazioni, successi e privato dell'attore romano utilizzando, come sfondo, le stanze rimaste a lungo segrete di Villa Sordi, affacciata sulle terme di Caracalla e che fu il suo rifugio dal 1958 fino alla morte nel 2003.
Una residenza «che riflette il contrario di ciò che lui mostrava in pubblico - osserva Verdone -, poiché la sua vera natura era introversa ed austera».


