Il breve, ma violento nubifragio abbattutosi su Trani l'altra sera ha fatto danni sulla storia della città: infatti, una porzione del tetto dello storico locale danzante La Lampara, chiuso da due anni e mezzo, è crollato. Di conseguenza, adesso più che mai, l'immobile di proprietà comunale è in preda al degrado essendo venuta meno persino una parte della sua copertura.
Lo ha notato un cittadino affacciandosi al balcone dell'abitazione situata nei pressi del locale di viale De Gemmis e probabilmente, ancora oggi, né il Comune di Trani, né i custodi dell'immobile (vale a dire la cooperativa Lavoratori La Lampara) sono a conoscenza di quanto accaduto.
Di certo nell'assenza di manutenzione per tutto questo tempo, era prevedibile che il locale deperisse fino a questo punto. E, a maggior ragione, si ha la sensazione che tornare indietro a quella storica data del 2 aprile 2018, in cui si tenne l'ultimo spettacolo della storia ultra sessantennale della Lampara, sarà impossibile.
Quella sera si esibì Jerry Calà, che faceva parte (insieme con Franco Oppini, Nini Salerno e Umberto Smaila) della formazione denominate I gatti di vicolo miracoli, ed oggi serve persino più che un miracolo per invertire il corso della storia e rimettere in piedi quel che resta di un pezzo di storia che cade a pezzi.
Infatti, è appena il caso di ricordare che, a locale già chiuso, il 31 gennaio 2019 avvenne un ingente furto di materiale, il 12 marzo 2019 un secondo furto fu sventato, ci sono stati atti vandalici ed è avenuta persino l'asportazione della storica «lampara», simbolo del locale, che era agganciata al palo di sostegno posto nella zona dell'ingresso.
Cosa fare allora? Quanto avvenuto sembra impegna fortemente l'amministrazione comunale a riprendere in mano il procedimento amministrativo interrotto.
La Lampara è ridotta ad un rudere a seguito di una vicenda amministrativa quasi suicida, che ha visto prima avviare e poi interrompere una trattativa per il proseguimento della gestione con la cooperativa Lavoratori la Lampara, che gestivano il locale dopo averne rilevato la concessione dal loro precedente datore di lavoro e gestore, Antonio Di Lollo.
Stoppata quella, il Comune aveva emanato una procedura di gara rimasta senza alcun aggiudicatario, perché nessuno dei quattro partecipanti aveva i titoli: risultato, la cooperativa ha fatto causa ed il giudizio è ancora pendente.
Adesso le strade sono due: rimodulare la gara ed eventualmente riproporla; riprendere la trattativa da dove si era interrotta.
Intanto il sindaco, Amedeo Bottaro, fa autocritica: «È vero, la Lampara è stata un punto critico della mia amministrazione. Abbiamo sbagliato perché c'è stata una forte diversità di vedute tra il sottoscritto e l'assessore al patrimonio dell'epoca, Tommaso Laurora. Io ritenevo che, avendo acquisito i pareri favorevoli di tutti gli uffici, si dovesse fare la trattativa con la cooperativa, perché ci consentiva peraltro di recuperare una vecchia debitoria con Di Lollo di oltre 200.000 euro. Invece il dirigente ad interim del patrimonio, Losapio, spinto dall'assessore Laurora, non si avventurò nella trattativa, nonostante tutti i pareri favorevoli, e indisse un bando che poi non ha prodotto nulla. Nel frattempo abbiamo provato a riallacciare i rapporti con la cooperativa, che si mostrava interessata a definire transattivamente la vicenda, ma con il covid tutto è naufragato. È da qui, - conclude Bottaro - che dobbiamo ripartire».









