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VIDEO. Fase 2, il Coronavirus cambierà le modalità di fruizione delle librerie? Ecco come sta andando in una di Trani

«Siamo felicissimi di aver riaperto, ma la strada è ancora lunga». A dirlo è Enzo Covelli della libreria Miranfù che da martedì, dopo una pulizia straordinaria, ha riaperto la sua libreria in via Pisa. 

Per rispettare le misure di sicurezza, in libreria si entra due per volta, muniti di guanti protettivi e mascherina. All'ingresso è stato posizionato un dispenser di gel igienizzante per i clienti.

«La sensazione è molto bella, è un piccolo assaggio di normalità. Piano piano i nostri amici e la comunità stanno tornando a trovarci - dice Enzo Covelli -. Siamo lontani, però, dalla nostra normalità. Questo è un luogo che vive di risate di bambini e di piccoli assembramenti gioiosi. Ma al momento possiamo fare solo attività di vendita».

A tal proposito, le librerie, soprattutto quelle dedicate ai più piccoli, sono prima di tutto un luogo di incontro, dove scambiarsi esperienze e racconti. C'è il rischio che il Coronavirus possa cambiare questo approccio. «Spero che il Coronavirus non cambi il modo di vedere la libreria come luogo di incontro - spiega Covelli -. La ripresa è lenta, ma piano piano ci auguriamo che tutto torni alla normalità sebbene al momento viviamo in un momento di grande incertezza. Noi, oltre ad essere librai, siamo anche oganizzatori di eventi e alcune iniziative, come i Dialokids, sarebbero dovute essere già organizzate in toto. Al momento sono allo studio misure e iniziative che potremmo mettere in campo: mai come ora c'è bisogno di grande flessibilità».

Durante il periodo di chiusura forzata, la libreria, però, è rimasta attiva con l'iniziativa "Favole al telefono": «Abbiamo cercato di metterci a disposizione per raccontare storie. L'iniziativa ci ha sorpreso perchè ha varcato i confini pugliesi: addirittura ci è arrivata una telefonata da un'italiana residente in Francia. In tutto abbiamo contato oltre 150 chiamate. Oltre a raccontare favole - continua Covelli - abbiamo chiesto ai piccoli di mandarci un loro disegno, delle immagini frutto della loro immaginazione».

 

 

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