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La posizione del Movimento sociale italiano durante il rapimento Moro: il libro del tranese Francesco Scaringi

Si chiama “Fermezza o trattativa? La posizione del Movimento Sociale Italiano-Destra nazionale durante il rapimento di Moro” il libro a firma del tranese Francesco Scaringi. Tratto dalla sua tesi in Scienze storiche con indirizzo contemporaneo alla Sapienza di Roma con il relatore Bruno Bonomo, l’opera è un unicum nel panorama storiografico: «Non c’è nessun libro che tratta questa tematica perché si è sempre parlato della posizione del PCI, della DC o comunque dei partiti al centro dell’attenzione politica e governativa. Il mio libro, invece, verte sulla posizione del MSI-DN durante il rapimento Moro, attraverso gli organi di stampa vicini al partito, (Il Borghese e il Secolo d’Italia). Ho pensato, quindi, di affrontare il caso Moro da una nuova prospettiva perché si tende ad analizzare sempre la posizione dei grandi partiti sul tema e mai quella dei partiti minori e ai margini del potere.

Come dicevamo, tutto è partito dalla tesi sperimentale di Scaringi che ha vinto il premio letterario “Tralerighe Storia 2020” e ha ottenuto, quindi, la pubblicazione grazie all’editore Andrea Giannasi. Con la stessa, il 30enne tranese ha partecipato al concorso della regione Puglia, “Moro vive”, in cui si è classificato al quarto posto nella sezione D “La stampa nei 55 giorni del rapimento”, ottenendo anche un premio di 500 euro. Il saggio propone il percorso dei 55 giorni del rapimento Moro, come il MSI-DN abbia agito e quali proposte rivendicava, mettendo sul piatto della maggioranza governativa leggi eccezionali e pena di morte. Ma dietro un’apparente scelta della fermezza, si cela un desiderio di trattativa: «La posizione del Movimento sociale - spiega Francesco Scaringi nel suo saggio composto da quattro capitoli - è apparentemente di fermezza. Basti considerare che Giorgio Almirante chiede la pena di morte per tutti i terroristi, siano essi di destra o di sinistra, mostrando così una posizione abbastanza radicale. Dai verbali delle sedute di Camera e Senato, però, il movimento lascia fraintendere un leggero spiraglio nella risoluzione della liberazione dell’ostaggio.

Il saggio termina con la relazione di minoranza dei senatori Franco Franchi e Michele Marchio i quali accusarono Aldo Moro di essere stato l’artefice di quel compromesso che lo ha portato alla morte: «Si indaga, infatti, sulla pista palestinese, sulle tangenti di tre collaboratori di Moro in cambio dell’acquisto di petrolio, sullo scandalo Lockheed, in cui vennero immischiati Rumor e il presidente delle Repubblica, all’epoca dei fatti, Leone, poi scagionati, per non aver commesso il fatto. Oltre ad accusare gli esponenti della Fiat e Giulio Andreotti, il movimento critica il PCI e la DC per la loro immobilità e per la scelta di voler salvare la ragion di Stato e non la persona. Per questo – continua Scaringi – credo che il PCI si sia fatto da parte e abbia messo al primo posto la ragion di Stato per mantenere l’alleanza di governo. La DC invece, era divisa tra chi avrebbe trattato e chi no».

L’analisi di Scaringi, sui misteri e le stragi italiane, ancora senza colpevoli, o con molti dubbi riguardo le inchieste, non termina qui. Infatti, tra pochi giorni Francesco Scaringi pubblicherà la sua tesi triennale dal titolo “Verità e cinema d’inchiesta”, sempre edito da Tralerighe libri, Lucca, sulla trasposizione dalla realtà al cinema dei maggiori registi d’inchiesta, attraverso il cine-documentario. Sono analizzati i film di Rosi, Damiani, Lizzani, Ferrara, e Marco Tullio Giordana.

Ascolta qui l'intervista a Francesco Scaringi.


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