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Inquinamento dalla discarica, Arpa conferma: «Valori nella norma». Ed un consulente chiama in causa coltivazioni e acqua marina

L'intensa coltivazione dei campi e le infiltrazioni di acqua marina: sono questi, oggi, i principali motivi dell'innalzamento di alcuni parametri nelle acque dei pozzi al servizio della discarica di Trani, che però sono tutti nella norma.

La regolarità dei valori l'ha confermata il direttore del Dipartimento provinciale dell'Agenzia regionale per la prevenzione e protezione dell'ambiente, Giuseppe Gravina.  Infatti Arpa Puglia, negli ultimi campionamenti effettuati il 15, 16 e 17 settembre 2020, nonché dall'esame dei relativi rapporti di prova, ha accertato la conformità delle concentrazioni dei parametri analizzati per tutti i pozzi campionati.

«Si rileva comunque - sottolinea Gravina - un aumento delle concentrazioni dei parametri relativi a solfati, cloruri, sodio, potassio, calcio, magnesio e azoto nitrico in tutti i pozzi a valle rispetto alle concentrazioni rilevate nel pozzo di monte P2m, seppure contenute - chiarisce e conclude - nei valori limite previsti per legge».

Riscontrando tale verbale l'Amministratore unico di Amiu, Gaetano Nacci, fa sapere ad Arpa Puglia ed agli altri organi competenti che il dottor Filippo Selleri, direttore del laboratorio Ecosalento, a seguito di una specifica richiesta dell'azienda, ha indicato due potenziali cause relative alle maggiori concentrazioni di quei metalli nei pozzi a valle della discarica.

«La prima - riferisce Nacci - è imputabile alle ricorrenti pratiche agronomiche effettuate intensivamente sui terreni ove sono ubicati i pozzi di valle, che soprattutto nei periodi estivi subiscono variazioni delle concentrazioni legate alla scarsità di precipitazioni. La seconda è legata alle caratteristiche geolitogiche del territorio o infiltrazioni di acqua marina».

L'esito di tale relazione sembra confermare che la discarica di Trani, ad oggi, sia del tutto sicura e che i rischi di contaminazione della falda da versamento di percolato dovrebbero essere del tutto terminati grazie a tutte le opere di messa in sicurezza in emergenza finora realizzate e che ancora si devono completare con i lavori relativi alla chiusura di primo, secondo e terzo lotto.

Tale scenario potrebbe addirittura fare escludere l'ipotesi del disastro ambientale, che diversamente sarebbe stato perdurante, ma che intanto è alla base del principale filone del procedimento giudiziario per il​ quale​ numerosi imputati sono alla sbarra nel processo istruito ed in corso presso il Tribunale di Trani.

Di certo, è cambiato molto rispetto al quadro ipotizzato quel 5 settembre 2014, quando la discarica fu chiusa per una possibile rottura di una parete del terzo lotto con conseguente dispersione di percolato in falda. Da lì sopraggiunsero il sequestro per presunto disastro ambientale e l'ordinanza di chiusura emanata dal sindaco, Amedeo Bottaro.

Oggi la situazione sembra decisamente mutata in meglio almeno con riferimento ai rischi di contaminazione della falda derivanti da un impianto non più in esercizio da oltre sei anni. E le opere già appaltate e prossime realizzarsi porteranno, come detto, alla chiusura definitiva di tutti e tre i lotti e, di conseguenza, della discarica con relativa bonifica finale.

«Quanto certificato da Arpa - sottolinea Nacci - conferma che non ci sono più parametri neanche borderline. Adesso sono tutti al di sotto, ma noi continuiamo le attività in esecuzione dell'ordinanza sindacale che ha consentito di addivenire a questo risultato di serena gestione della discarica. Stiamo per consegnare i lavori della messa in sicurezza d'emergenza del terzo lotto e credo che quanto si è fatto nell'ultimo quinquennio sia, anche in questo caso, sotto gli occhi tutti».


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